di Achille Perego

Meno cibi freschi pronti (come le insalate in busta) e più prodotti per i cuochi di casa, a partire da uova e farina per pasta e dolci. L’emergenza Coronavirus ha profondamente cambiato gli stili di vita e anche i consumi. A cominciare dagli acquisti al supermercato. Così, guardando dentro al carrello della spesa – come emerge dal Rapporto Coop 2020 presentato la scorsa settimana – si nota una straordinaria inversione di tendenza rispetto alla fotografia scattata appena un anno fa. Allora era fuga dai fornelli, un fenomeno che in realtà continuava in progressione costante tanto da dimezzare in 20 anni il tempo passato a cucinare ogni giorno ridotto allora ad appena 37 minuti.

Complice il lockdown invece gli italiani hanno rimesso le mani in pasta e anche nel post-Covid il cook@home è una costante che spiega la forte crescita nelle vendite degli ingredienti base (+28,5% su base annua) a fronte della contrazione dei piatti pronti (-2,2%). Supportati o meno da aiuti tecnologici (la vendita dei robot da cucina ha fatto registrare a giugno un più 111% rispetto all’anno prima), il 30% degli italiani dedicherà ancora più tempo alla preparazione del cibo e il 33% sperimenterà di più. Uno su tre lo farà per "mangiare cose salutari", ma c’è anche un 16% che lo ritiene un modo per mettersi al riparo da possibili occasioni di contagio. Il Covid ha anche rafforzato la cultura del cibo a chilometro zero. Tanto che, rileva sempre il rapporto, per un italiano su due l’italianità e la provenienza dal proprio territorio hanno acquistato ancora più importanza di quanta ne avessero in periodo pre Coronavirus, dove già godevano di ampia popolarità. E sempre per questioni di sicurezza questa estate c’è stata una vera e propria rivincita del food confezionato cresciuto a un ritmo più che doppio rispetto all’intero comparto alimentare se paragonato a un anno fa: più 2,3% contro uno 0,5% (giugno-metà agosto 2020).

Il packaging protettivo e avvolgente sembra fare la differenza in tutti i comparti: l’ortofrutta e persino i salumi e latticini. Mentre, guardando i carrelli sempre dell’estate, hanno riacquistato forza il cibo gourmet (+16.9%), l’etnico (+15,4%) e il vegan (+6,9%). Dopo il boom del lockdown non accenna a diminuire nemmeno la corsa all’efood. A fianco dell’ecommerce puro però gli italiani sembrano voler scegliere soluzioni miste; il click&collect ad esempio è passato dal 7.2% delle vendite on line del 2019 al 15,6% nella fase successiva alla pandemia. E c’è anche chi (è il 42%) ritiene comunque importante il consiglio del negozianteaddetto al banco a riprova che la parola chiave sembra essere sempre più la multicanalità. A costituire un deterrente è il caro prezzo dell’online: +25% rispetto al carrello fisico (marzo-giugno 2020). Un divario di prezzo diminuito rispetto al 2019 quando si attestava su un +35%, ma comunque tale da far sì che la spesa digitale sia un’abitudine diffusa tra le famiglie con redditi medio alti. Infine, tra le costanti che il Covid non ha cancellato c’è l’attenzione ai temi della sostenibilità. Con il 27% degli abitanti del Bel Paese che acquista prodotti sostenibiliecofriendly di più rispetto a prima della pandemia. "È indubbio che il Covid abbia cambiato i comportamenti degli italiani –conclude Maura Latini (nella foto tonda), ad di Coop Italia -. Ci conforta ritrovare in questi mutamenti delle conferme su tendenze già individuate da Coop e su cui ci stiamo posizionando con forza distinguendoci anche dai competitor. Come con il nostro marchio di prodotti biologici Vivi Verde, il primo brand bio venduto nella grande distribuzione in Italia con oltre 150 milioni di fatturato nel 2019".