Lavoratori all'interno di un'azienda di infissi
Lavoratori all'interno di un'azienda di infissi

Roma, 17 gennaio 2015 - In Italia ben 3 milioni e 400mila imprese, pari al 76% del totale nazionale, soffrono di problemi di liquidità riconducibili al ritardo nei pagamenti. A seguito dei mancati incassi, le perdite hanno toccato i 35 miliardi di euro: 1.700.000 imprese (il 39%) hanno segnalato che a causa di questa criticità non hanno potuto effettuare assunzioni, mentre 900.000 aziende (pari al 20%) hanno valutato la possibilità di licenziare in ragione di problemi conseguenti al ritardo dei pagamenti. Infine, 700.000 imprese (pari al 15%) si trovano sull'orlo del fallimento.

Questi risultati si riferiscono al sentiment degli imprenditori rilevato nel 2014 e sono il frutto di un'elaborazione realizzata dall'Ufficio studi della Cgia sulla periodica indagine conoscitiva condotta a livello europeo da Intrum Justitia.
Sebbene il decreto legislativo numero 192/2012, che recepisce la Direttiva europea contro i ritardi nei pagamenti, sia entrato in vigore da due anni, la situazione non è cambiata molto. Per legge il committente deve pagare il fornitore entro 30 giorni dal ricevimento della merce o dall'emissione della fattura. Salvo accordi tra le parti, il pagamento può slittare sino a 60 giorni e, in casi eccezionali, superare anche quest'ultima soglia.

Si auspicava che, finalmente, si fosse stabilito un principio fondamentale: chi lavora deve essere pagato in tempi certi e ragionevoli. Purtroppo, nonostante una leggera riduzione dei tempi medi, rimaniamo i peggiori pagatori d'Europa sia nel pubblico sia nel privato. Tenendo conto della contrazione nell'erogazione del credito avvenuta in questi ultimi anni, del livello di tassazione che rimane ancora elevato e della dilatazione dei tempi con i quali le imprese (soprattutto quelle di piccola dimensione) vengono pagate dai propri committenti, non sorprende il fatto che molte attività si trovino in seria difficoltà.

"Settecento mila imprese - spiega Bortolussi della Cgia - hanno denunciato che, a seguito dei mancati pagamenti, sono a rischio chiusura: pertanto è necessario rivedere la legge attualmente in vigore, rendendo più stringenti le sanzioni contro coloro che deliberatamente non rispettano i tempi di pagamento Fortunatamente grazie all'introduzione dell'Iva per cassa, che dal mese di dicembre del 2012 consente alle aziende con un fatturato annuo inferiore ai 2 milioni di euro di versare l'Iva allo Stato solo dopo il pagamento avvenuto, le piccole imprese hanno uno strumento in piu' per difendersi in questa fase economica cosi' difficile. Ovviamente, tutto ciò non basta".