I pagamenti della Pubblica Amministrazione
I pagamenti della Pubblica Amministrazione
Con una mano si dà e con l’altra si toglie. Per lo Stato è una partita di giro. Per le imprese, invece, il saldo è sempre, rigorosamente, in rosso. Da una parte il Mef che ha annunciato, non senza una punta di orgoglio, di aver ridotto a 45 giorni il tempo medio per pagare le fatture commerciali della pubblica amministrazione. Non siamo ancora ai 30 giorni della direttiva europea, ma sicuramente un bel passo in avanti rispetto ai 74 giorni del 2015. Tutto bene, allora? Non proprio, dal momento che l’accelerazione è dovuta, essenzialmente, ai decreti che hanno alimentato la liquidità delle diverse amministrazioni dello...

Con una mano si dà e con l’altra si toglie. Per lo Stato è una partita di giro. Per le imprese, invece, il saldo è sempre, rigorosamente, in rosso. Da una parte il Mef che ha annunciato, non senza una punta di orgoglio, di aver ridotto a 45 giorni il tempo medio per pagare le fatture commerciali della pubblica amministrazione. Non siamo ancora ai 30 giorni della direttiva europea, ma sicuramente un bel passo in avanti rispetto ai 74 giorni del 2015. Tutto bene, allora? Non proprio, dal momento che l’accelerazione è dovuta, essenzialmente, ai decreti che hanno alimentato la liquidità delle diverse amministrazioni dello Stato, a cominciare dagli enti locali. Come a dire: soldi presi in prestito che, prima o poi, bisognerà restituire. Così come i fondi del Pnrr. L’anticipo dei pagamenti, insomma, potrebbe essere solo congiunturale e trasformarsi, poi, in un boomerang.

Ma c’è di più. Nel 2020 mancano all’appello circa 150 milioni di fatture commerciali per un totale di 10 miliardi di euro. Sono stati pagati, infatti, solo 142 miliardi sui 152 richiesti dalle imprese per i servizi e i prodotti "venduti" allo Stato. Soldi che dovrebbero arrivare nel corso dell’anno. Sempre che, ovviamente, la Pubblica amministrazione rispetterà la tabella di marcia dei pagamenti. Del resto, nell’anno orribile della pandemia, i decreti varati dal governo per dare ossigeno all’economia, hanno avuto effetti molto limitati.

È il caso, ad esempio, dei decreti Sostegni. I due provvedimenti approvati dall’esecutivo guidato da Conte, hanno portato nelle casse delle imprese circa 21,4 miliardi di euro. Ma, in realtà, si è trattato di una semplice illusione contabile. Dal momento che quasi 19 miliardi saranno utilizzati dalle aziende, entro fine mese, per pagare le scadenze fiscali. L’allarme è stato lanciato dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre. "Comparando questi numeri – spiegano dall’associazione – non possiamo che affermare, con grande amarezza, che se molti titolari di azienda riceveranno pochi aiuti e con gravi ritardi, dovranno restituirli subito al mittente, cioè allo Stato, per pagare acconti e saldi Ires, Imu, Iperf, addizionali, Irap e diritti camerali". 

Insomma, per tante piccole attività, spossate dalla crisi, le difficoltà sono destinate ad aumentare così come la sensazione, insistono i responsabili dell’associazione di Mestre, "di essere vittime di una grande beffa". Per sostenere davvero l’economia e le piccole imprese occorrerebbe "azzerare imposte e tasse erariali per l’anno in corso per le attività economiche con un fatturato al di sotto del milione di euro. Il peso a carico dell’erario oscillerebbe fra i 28 e i 30 miliardi di euro".

Certo, un aiuto potrebbe sicuramente arrivare dall’accelerazione dei tempi di pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione. Nel 2020 il tempo medio impiegato per saldare le fatture commerciali è sceso a 45 giorni, per la prima volta con un anticipo – seppur di soli 3 giorni in media – rispetto alla scadenza. Nel 2015 eravamo a 74 giorni, con 27 di ritardo sulla scadenza. Poi una lenta discesa. Bisognerà vedere se il trend sarà confermato anche dopo la fase di emergenza dovuta al Covid.