di Davide Gaeta

Si inaspriscono, non solo in Italia, le misure per ridurre il rischio di emergenza sanitaria, coinvolgendo le imprese di ristorazione con nuovi vincoli di chiusura anticipata; inevitabili le ripercussioni economiche per un settore già colpito duramente da una grave crisi. Contemporaneamente, e questa è una buona notizia, arriva però il via libera dalla Conferenza Stato Regioni al decreto attuativo Mipaaf sul ‘Fondo ristorazione’. Un provvedimento che stabilisce criteri e modalità di erogazione di un contributo a fondo perduto destinato alle imprese del settore ristorazione, gli agriturismi, i catering e gli alberghi per l’acquisto di prodotti alimentari italiani. Vino, olio, formaggi e prosciutti di tutte le filiere agro-alimentari di eccellenza specie Dop e Igp. Un Fondo per il quale sono stati stanziati 600 milioni di euro.

Si tratta di una misura innovativa, che parrebbe disponibile in tempi stretti, attraverso un meccanismo molto semplice; l’impresa di ristorazione presenterà la domanda agli sportelli di Poste Italiane, concessionario della misura (o al suo portale web) e il ministero autorizzerà la corresponsione di un anticipo del 90% del contributo e quindi del saldo riconosciuto tramite bonifico effettuato dalle Poste stesse. Una misura importantissima perché, finalmente, agisce sul sistema, da monte a valle. Tutto perfetto quindi? Magari. Il contributo per ciascun beneficiario potrà variare da un minimo di 1.000 euro ad un massimo di 10.000 euro per una spesa di almeno tre categorie di prodotti alimentari italiani acquistati. Certo meglio di niente ma perché sprecare un’iniziativa così con un con un contributo a pioggia, un poco a tutti? E perché non selezionare le eccellenze, premiando per esempio solo gli acquisti per prodotti Dop, IGp e Bio?

Davide.gaeta@univr.it