Oltre 63 miliardi di euro. È il «gruzzoletto« che le famiglie italiane, nei primi 11 mesi del 2019, hanno destinato ai prodotti del risparmio gestito (in inglese asset management), cioè ai fondi comuni di investimento e alle gestioni patrimoniali. Soltanto a novembre, secondo le rilevazioni più aggiornate dell’associazione di categoria Assogestioni, la raccolta dell’asset management italiano è stata pari a 3,6 miliardi di euro. Atro che Bot, Cct e bond bancari che un tempo piacevano molto ai nostri connazionali. Da diversi anni a questa parte, i fondi comuni e le gestioni patrimoniali si sono ritagliati grande spazio nel portafoglio delle famiglie, contendendo alle polizze assicurative il primato di prodotti finanziari più amati nella Penisola. Alla base di questi numeri, che non lasciano spazio a molte interpretazioni, c’è una ragione d’essere ben precisa: con il calo dei tassi d’interesse che ha fatto inabissare i rendimenti dei bond e dei titoli di stato, molti risparmiatori sono stati indotti a spostare i loro soldi verso i fondi e le gestioni, nella speranza di ottenere qualche guadagno un po’ più corposo. Il che ha ovviamente regalato molte soddisfazioni alle maggiori società di gestione nazionali.

Il leader del settore in Italia è da anni il gruppo Generali, che gestisce un patrimonio di oltre 520 miliardi euro e ha una quota di mercato di oltre il 23%. Segue il gruppo Intesa Sanpaolo, con oltre 418 miliardi di euro di asset gestiti, attraverso le sue controllate Eurizon Capital (324 miliardi) e Fideuram (94 miliardi). Terzo in classifica (e primo tra gli stranieri) il colosso francese Amundi che, da quando ha acquisito da UniCredit la società di gestione Pioneer nel 2017, ha raggiunto un patrimonio di oltre 193 miliardi di euroa sud delle Alpi.

Segue a ruota un gruppo italiano, Anima Holding, che gestisce asset per circa 186 miliardi distanziando Poste Italiane (94 miliardi) e il big statunitense BlackRock (oltre 75 miliardi di euro). Quest’ultimo gruppo nel nostro Paese occupa una posizione di metà classifica ma a livello mondiale resta il leader incontrastato dell’asset management con un patrimonio che ammonta alla bellezza di oltre 6mila miliardi di dollari, seguito dalla connazionale Vanguard (circa 5mila miliardi). In confronto ai campioni italiani del risparmio gestito, quelli americani sono dunque dei veri e propri giganti, grazie anche alla loro presenza in molti paesi, in quasi tutti e 5 i continenti. Man mano che passano gli anni, infatti, l’asset management diventa sempre più un settore molto concentrato, dove pochi grandi player si spartiscono gran parte del mercato. Anche in Italia le cose vanno così, visto che le maggiori 10 società di gestione attive nel nostro Paese si spartiscono da sole oltre il 75% del mercato.

Per le case d’investimento di minori dimensioni sembra esserci sempre meno spazio, soprattutto per una ragione: oggi nel settore del risparmio ci sono due fenomeni concomitanti. Il primo è l’avvento di prodotti low cost (a basso costo) come gli Etf (exchange traded fund). Si tratta di fondi che seguono passivamente l’andamento degli indici di Borsa senza la presenza di un gestore che seleziona di volta in volta i titoli da inserire nel portafoglio. Proprio per questa loro caratteristica, gli Etf sono soggetti a commissioni bassissime e provocano un’erosione dei profitti delle case di gestione. Inoltre, un altro fenomeno che oggi interessa l’industria dell’asset management è l’introduzione di norme sempre più stringenti come la Mifid 2, che insiste molto sulla trasparenza dei prodotti e impone alle società d’investimento una gran mole di costi, necessari per produrre nuovi documenti informativi destinati ai risparmiatori e per adeguare alle nuove regole le procedure operative interne. Aldilà di questi trend strutturali, con l’arrivo del nuovo anno lo stato di salute del risparmio gestito è legato a doppio filo anche all’andamento dei mercati finanziari. Tradizionalmente, quando le Borse navigano senza burrasca o a gonfie vele, anche la raccolta dell’asset management procede. Quando invece i listini internazionali subiscono una ritirata, la paura che si diffonde tra gli investitori e provoca solitamente molti deflussi tra i fondi.