di Andrea Telara

C’è un settore che, nonostante il lockdown ha dimostrato una resistenza che neppure gli addetti ai lavori si aspettavano. Stiamo parlando del risparmio gestito (in inglese asset management), cioè l’industria dei fondi comuni d’investimento e della consulenza finanziaria che vale nel complesso più di 2mila miliardi di euro di patrimonio e che custodisce il tesoretto di milioni di famiglie.

Anche nei mesi più bui dell’epidemia del Coronavirus, molti nostri connazionali hanno continuato a risparmiare senza sosta, dimostrando che l’asset management è ormai un pilastro dell’economia nazionale, grazie al quale non pochi italiani riescono a supplire le temporanee perdite di reddito, come accaduto durante gli ultimi 40 giorni del secondo trimestre 2020.

Ad aprile e maggio, secondo i dati dell’associazione di categoria Assogestioni, l’industria dei fondi comuni d’investimento ha infatti raccolto in Italia oltre 7 miliardi di euro di risparmi, smentendo le previsioni più pessimistiche. Certo, i flussi dall’inizio dell’anno sono in negativo (-4,5 miliardi di euro) ma la colpa è soprattutto dei riscatti attuati dai risparmiatori nel primo trimestre 2020 (-12 miliardi circa), quando il crollo dei listini azionari causato dalla pandemia ha seminato il panico tra i risparmiatori. Non appena la pandemia ha mollato la presa, gli italiani sono tornati invece ad acquistare i fondi anche perché, è bene ricordarlo, le alternative per far fruttare i risparmi oggi non sono molte. Con i tassi d’interesse sotto zero molti titoli di Stato e molte obbligazioni offrono infatti rendimenti negativi. Soltanto acquistando Buoni del Tesoro di lunga scadenza, come per esempio i Btp decennali, gli investitori possono ottenere un interesse netto di poco superiore allo 0,8% su base annua. Finché il livello dei tassi rimarrà quello odierno, insomma, è probabile che le famiglie continueranno a destinare i loro soldi ai fondi alle polizze e agli altri prodotti del risparmio gestito, nella speranza di ottenere guadagni un po’ più corposi. Una spinta in questa direzione verrà senz’altro anche dalle grandi reti di consulenti finanziari come Fideuram ISPB, Banca Mediolanum, Fineco o Banca Generali. Nei primi 5 mesi dell’anno, tutte queste società hanno continuato a rastrellare sul mercato un bel po’ di miliardi di euro tra i risparmiatori, dimostrando una forte resistenza alla crisi.

Tra gennaio e fine maggio, per esempio, i consulenti di Fideuram ISPB (che fa capo al gruppo Intesa Sanpaolo) hanno registrato una raccolta netta positiva di 4,6 miliardi di euro, seguiti da quelli di Banca Mediolanum (3,8 miliardi), di Fineco (3,6 miliardi), Banca Generali (2,3 miliardi) e Azimut (1,1 miliardi). Mentre l’Italia intera era praticamente paralizzata, i consulenti finanziari sono riusciti insomma a convincere i loro clienti a investire ancora altri soldi, proprio per approfittare del calo delle Borse che ha reso assai più conveniente i prezzi di mercato dei titoli. Certo, buona parte di questi nuovi flussi non è finita in fondi d’investimento ma nel cosiddetto risparmio amministrato, cioè parcheggiata in prodotti sicuri come i conti di deposito, in attesa di capire quale direzione imboccassero le borse. Non appena l’emergenza del Coronavirus si è allentata, anche la clientela dei consulenti finanziari è tornata ad acquistare prodotti del risparmio gestito come i fondi comuni d’investimento. E così, le reti dei financial advisor hanno festeggiato i loro risultati anche sul listino di Piazza Affari, dove sono quotate.

Dopo essere sprofondate durante il crollo delle Borse a marzo, le azioni dei maggiori player del settore hanno messo di nuovo il turbo. Tra il 20 marzo e il 20 luglio, per esempio, il titolo Azimut ha guadagnato circa il 69%, quello di Fineco il 76%, mentre Banca Mediolanum ha registrato un rialzo complessivo di oltre il 57%. Completano il quadro le azioni di Banca Generali, con un guadagno di circa il 60% dai minimi di marzo. Un po’ meno esaltante (+20%) è la performance in borsa di Poste Italiane, un gruppo che ha un business assai diversificato ma che si candida sempre più a giocare un ruolo di primo piano nella gestione del risparmio delle famiglie. Non a caso, la scorsa settimana gli analisti di Mediobanca hanno espresso giudizi positivi sul titolo della società, in un report in cui prevedono che Poste già a giugno sia tornata ad avere prestazioni di vendita in linea o superiori ai livelli registrati prima della pandemia. Il risparmio gestito, insomma, è ancora un affare per molti.