Una delle grandi ricchezze degli italiani sono i loro risparmi. L’Italia è tra i primi Paesi al mondo con ben 1.500 miliardi parcheggiati in liquidità. Per trasferire queste risorse in modo efficace all’economia reale e quindi al tessuto trainante delle piccole e medie imprese, diventa fondamentale creare nuovi importanti canali di finanziamento per la loro crescita, che si affianchi a quello tradizionale bancario che oggi copre oltre l’80% del credito alle aziende.

Uno strumento vincente per centrare questo obiettivo, spiega Simone Bini Smaghi (nella foto), vicedirettore generale di Arca Fondi SGR , sono i Pir, i Piani individuali di risparmio, che “come Arca Fondi abbiamo attivato tra i primi in Italia”. Introdotti dal legislatore sul mercato finanziario a fine 2016, i Pir hanno subito suscitato grande interesse, con una raccolta, da parte di banche e reti, superiore anche alle previsioni. Dopo due anni di boom (il 2017 e il 2018), la raccolta è stata frenata nel 2019 dai vincoli normativi che erano stati introdotti. L’anno scorso infatti si è chiuso con un saldo negativo di circa 1 miliardo a fronte comunque di un patrimonio che sfiora i 18 miliardi e con la crescita delle quotazioni dei titoli e l’ingresso di nuove matricole sul mercato Aim di Borsa Italiana.

Il 2020, grazie alle modifiche normative introdotte dal Decreto fiscale (che ha tolto il vincolo di investire nei fondi di venture capital, ma ha aggiunto quello di destinare più risorse alle piccole aziende), doveva essere l’anno di ripartenza dei Pir. Gennaio però, secondo l’Osservatorio Pir, ha registrato ancora un saldo negativo (meno 120 milioni) mentre Arca Fondi è andata meglio del mercato limitando a soli 3 milioni la differenza negativa."Sull’andamento di questa prima parte del 2020 – spiega sempre Bini Smaghi – sta influendo l’emergenza Coronavirus e gli effetti negativi che sta producendo sui mercati. Ma rimane l’efficacia di uno strumento come quello dei Pir che, con il ribasso dei listini e quindi anche dei titoli delle società quotate, apre anche interessanti opportunità di investimento".

I Piani individuali di risparmio, infatti, da una parte – per legge – devono destinare una quota della raccolta per finanziare la crescita delle imprese, accompagnarle in Borsa piuttosto che sostenerle con la sottoscrizione di prestiti obbligazionari, dall’altra consentono al risparmiatore che li sottoscrive e li mantiene in portafoglio per cinque anni di non subire il capital gain e quindi non vedersi tassate al 26% le plusvalenze. Ovviamente, come tutti gli strumenti finanziari, hanno un rapporto rischio-rendimento, ma il rischio azionario può essere ridotto investendo ad esempio nei Pir cosiddetti bilanciati che, come i fondi comuni, hanno un sottostante sia azionario sia obbligazionario. Quindi i Pir possono essere inseriti nel portafoglio anche di un piccolo investitore all’interno di una corretta diversificazione.

I Pir, come quelli offerti da Arca Fondi Sgr, conclude Bini Smaghi possono assolvere alla doppia funzione. Da una parte di permettere ai risparmi delle famiglie di essere indirizzati verso le imprese e dall’altra di consentire a queste ultime di avere accesso a canali di finanziamento alternativi a quello bancario. Un passaggio fondamentale per la crescita delle imprese, che però comporta anche un cambiamento culturale dell’imprenditore che deve essere aperto alle regole di trasparenza del mercato e accettare anche la presenza di un investitore terzo.