Si è conclusa il 5 giugno la Giornata Mondiale dell’Ambiente, istituita dall’Assemblea dell’Onu nel 1972. Quest’anno il tema scelto è la biodiversità e quindi la tutela delle differenti forme di vita, animali e vegetali, che formano i vari ecosistemi del nostro pianeta. La biodiversità nel mondo ha dei numeri impressionanti. Le specie descritte dai ricercatori della materia sono in totale circa 1,75 milioni, mentre il valore di quelle stimate oscilla da 3,63 a più di 111 milioni. Peraltro, nuove specie vengono scoperte e aggiunte continuamente al totale generale. La sua importanza, forse non completamente appresa dal grande pubblico, consiste nel mantenere l’equilibrio dinamico della biosfera. In un ecosistema la biodiversità determina la capacità di adattarsi a mutamenti e perturbazioni ambientali o antropiche e quindi determina la sopravvivenza. Vi sono aree di maggiore diversità, sia nei mari che nelle terre; tipiche le foreste pluviali dove sempre più spesso si registrano le maggiori perdite. La distruzione della superficie forestale porta alla scomparsa delle specie vegetali e animali e la perdita di una specie può avere conseguenze gravi nell’equilibrio delle altre specie, in quello che viene definito un effetto cascata.

Eppure gli ecosistemi avrebbero una buona capacità di ristabilire l’equilibrio, ma il perpetrarsi della perdita di biodiversità può produrre danni ecologici irreversibili. Al contrario la biodiversità genera benefici che non sono solo ambientali ma anche e soprattutto economici; rappresenta materia prima per importanti settori come l’agricoltura, il farmaceutico, la medicina; produce esternalità positive come la protezione e difesa del suolo, delle risorse idriche, dell’aria. Temi che sono stati riscoperti durante il lockdown e che non dobbiamo abbandonare.

Davide.gaeta@univr.it