La macchina della riscossione non sarà nuovamente fermata. E, dunque, anche se "con gradualità" come avvisa il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, circa 9 milioni di cartelle esattoriali raggiungeranno i destinatari nelle prossime settimane e mesi. Quali per prime? Quelle che erano pronte a partire (e furono bloccate alla posta già imbustate) a marzo e aprile, le altre a seguire. Ma la conferma di questo ritorno alla normalità fiscale arriva proprio...

La macchina della riscossione non sarà nuovamente fermata. E, dunque, anche se "con gradualità" come avvisa il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, circa 9 milioni di cartelle esattoriali raggiungeranno i destinatari nelle prossime settimane e mesi. Quali per prime? Quelle che erano pronte a partire (e furono bloccate alla posta già imbustate) a marzo e aprile, le altre a seguire. Ma la conferma di questo ritorno alla normalità fiscale arriva proprio nel giorno in cui il governo vara una Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, la base della manovra 2021 da circa 40 miliardi, che non esclude invece scenari più foschi sul versante dell’emergenza Covid. Mentre di fatto si sposta al 2022 l’avvio effettivo della riforma tributaria a favore dei ceti medio-bassi, ma con penalizzazione di quelli medio-alti sul fronte del taglio delle detrazioni.

Ma vediamo i numeri. L’anno si dovrebbe chiudere con un numero da tragedia economica senza pari: il tracollo del Pil a meno 9 per cento, ma si potrebbe addirittura scendere a meno 10,5 nel caso di "scenario avverso di recrudescenza dell’epidemia". E, non a caso, lo stesso Presidente di Confindustria, ipotizza un crollo a due cifre. Certo è che, rispetto al 2019, l’anno in corso finirà con mezzo milione di disoccupati in più (e solo perché c’è il blocco dei licenziamenti), un deficit pari al 10,8 per cento dello stesso Pil e un debito a quota 158 per cento.

Insomma, dodici mesi da archiviare, se tutto va bene. Il 2021, infatti, dovrebbe portare, per effetto della manovra e del Recovery Fund, a un rimbalzo del Pil del 6%. Anche se, nel caso drammatico di nuovi lockdown, ci si fermerebbe all’1,8. Di sicuro, però, si dovrà evitare di fare nuovo debito: e per questo meglio utilizzare i trasferimenti a fondo perduto dell’Europa e i prestiti.

A sostenere la ripresa le misure della manovra per il lavoro, gli investimenti e il fisco. La riforma viene rinviata al 2022, ma nel 2021 ci sarà intanto la conferma del taglio del cuneo fiscale (bonus fino a 100 euro al mese) sui redditi da lavoro dipendente fino a 40mila euro e l’avvio dell’operazione assegno unico sui figli con 6 miliardi di risorse. Mentre sul fronte previdenziale verrà impostato il superamento di Quota 100 dal 2022. Insieme con la revisione più immediata del Reddito di cittadinanza.