La centralità del ruolo dell’agricoltura deve diventare il tema progettuale per il futuro del sistema economico italiano. La lezione che apprendiamo in questa drammatica emergenza è che la filiera alimentare, così come purtroppo quella della sanità, non possono fermarsi. Ci interroghiamo per capire se ci attende un mondo nuovo, con effetti di breve e medio periodo che sono difficili da capire ed ipotizzare. Certo per l’equilibrio di mercato ci vorrà tempo e l’economia non tornerà, come per incanto, allo stato precedente. La crisi per esempio rallenta o peggio annienta gli scambi commerciali. Forse non è così evidente al grande pubblico quanto il nostro sistema agro-alimentare dipenda tuttora dalle importazioni. Se confrontiamo l’evoluzione della bilancia commerciale italiana agribusiness negli ultimi vent’anni, l’export è passato, è vero, da 16 miliardi di euro circa nel 2000 agli attuali 45 miliardi di oggi. Ma le importazioni, che erano già pari a 25 miliardi di euro nei primi anni duemila si sono più che raddoppiate con circa 45 miliardi attuali. Immaginiamo emotivamente un modello autarchico ma i dati dicono altro. Lo stesso vale per i consumi alimentari. E’ vero sono aumentati del 30% circa, ma ovviamente solo per i prodotti presenti nel sistema della grande distribuzione e con una frequenza di acquisto drasticamente ridotta.

Solo iniezioni finanziarie massicce e non slogan elettorali possono salvare il nostro agribusiness. Intervenendo però in un’ottica che abbracci tutta la filiera; a favore delle aziende agricole ma anche della manodopera, compreso quella immigrata; della ristorazione ed accoglienza ma anche dei distributori ed agenti che hanno permesso e diffuso il successo dei prodotti agro-alimentari italiani.

Davide.gaeta@univr.it