Ernesto Maria Ruffini, 51 anni, è direttore dell’Agenzia delle Entrate dal gennaio 2020
Ernesto Maria Ruffini, 51 anni, è direttore dell’Agenzia delle Entrate dal gennaio 2020
Il sommerso sale in cattedra. Neanche le sirene della flat tax al 15% sono riuscite a convincere l’esercito degli insegnanti ad uscire dal ’nero’ e rilasciare uno straccio di ricevuta fiscale per le lezioni private che danno agli studenti in vista di esami o scrutini. I dati snocciolati dall’Agenzia delle Entrate sui professionisti che hanno deciso di uscire dall’Irpef ed entrare nel regime agevolato previsto con la Finanziaria 2019 sono eloquenti. Appena 32 docenti, infatti, hanno optato per l’imposta sostitutiva, dichiarando di aver effettuato ripetizioni private. Con un incasso per il fisco davvero ridicolo: appena 131mila euro. Una goccia nel gran mare dell’evasione che, ogni anno, viene alimentato da questo settore. Pochi dati, infatti,...

Il sommerso sale in cattedra. Neanche le sirene della flat tax al 15% sono riuscite a convincere l’esercito degli insegnanti ad uscire dal ’nero’ e rilasciare uno straccio di ricevuta fiscale per le lezioni private che danno agli studenti in vista di esami o scrutini.

I dati snocciolati dall’Agenzia delle Entrate sui professionisti che hanno deciso di uscire dall’Irpef ed entrare nel regime agevolato previsto con la Finanziaria 2019 sono eloquenti. Appena 32 docenti, infatti, hanno optato per l’imposta sostitutiva, dichiarando di aver effettuato ripetizioni private. Con un incasso per il fisco davvero ridicolo: appena 131mila euro.

Una goccia nel gran mare dell’evasione che, ogni anno, viene alimentato da questo settore. Pochi dati, infatti, sono sufficienti per inquadrare un vero e proprio fenomeno di massa. Secondo le analisi degli 007 del Fisco, la platea dei potenziali beneficiari comprendeva ben 800mila professori, con un giro di affari variabile, a seconda dei centri studi che si sono cimentati a decifrare questo business, fra gli 800 e i 950 milioni di euro all’anno.

Soldi che escono dalle tasche delle famiglie italiane e che sfuggono da sempre alle maglie troppo larghe del nostro sistema fiscale. E non tiene neanche la scusa che negli ultimi dodici mesi anche i docenti sono rimasti a casa per il Covid. Per almeno due ragioni. La prima è che i dati dell’Agenzia delle Entrate si riferiscono al 2019, quando l’epidemia non era ancora scoppiata. La seconda è che, anche durante il lockdown, sono continuate le lezioni private, ovviamente a distanza, con computer e cellulare. Anche in questo caso, pagate rigorosamente in nero.

L’affaire ripetizioni torna di attualità, in due periodi dell’anno: a ridosso degli scrutini e delle maturità, quando gli studenti devono dare il massimo per ’salvare’ l’anno. O fra luglio e agosto, quando sono in programma gli esami di riparazione che, almeno prima del Covid, impegnavano uno studente su quattro. Un giro di affari che, per il Codacons, sfiora i 950 milioni di euro con tariffe piuttosto differenziate nelle diverse città. I prof più cari sono a Milano, dove un’ora di lezione sulle lingue classiche, può costare anche 50 euro. A Roma si spende più o meno la metà: 25 euro, anche se il docente viene a casa. A Firenze e Bologna, sessanta minuti di spiegazioni o di ripasso costano in media 23 euro. Le tariffe più basse al Sud: 20 euro a Cagliari, 19 a Palermo, 12 a Napoli. Ma si tratta, ovviamente, di lezioni base.

Quelle più sofisticate, magari per superare un esame o un concorso, possono raggiungere cifre molto più alte. E quasi tutte, stando ai dati dell’Agenzia delle Entrate, pagate in nero. Sempre secondo l’associazione dei consumatori, una famiglia con un figlio che ha difficoltà a ingranare nello studio di una materia può spendere, in media, 650 euro all’anno. Ma se i problemi sono per materie come il greco o la matematica, la cifra può lievitare fino a 950 euro. Insomma, un business di tutto rilievo che, per il 90% almeno, sfugge alle imposte. Del resto i controlli sono pressoché impossibili dal momento che le lezioni si svolgono fra le mura domestiche. E nessun padre di famiglia si sognerebbe di denunciare al fisco il prof che sta aiutando il proprio figlio in difficoltà con la scuola.

Un fatto è certo: per combattere il fenomeno, non serve la flat tax al 15%. Ma occorrerebbe creare, come per le altre categorie, una sorta di conflitto di interessi fra la famiglia costretta a ricorrere alle ripetizioni private e il prof che le effettua tuffandosi nel nero. Magari rivedendo il meccanismo delle detrazioni fiscali o favorendo, come sollecitato dagli esperti della scuola, piattaforme telematiche in grado di rendere trasparenti, semplici e tracciabili le ripetizioni private.