Marco Russomando, responsabile Risorse umane di illimity
Marco Russomando, responsabile Risorse umane di illimity

di Giuseppe Catapano

Donne più penalizzate degli uomini dall’emergenza Covid-19 e con una maggiore percezione di incertezza. Ma c’è un comune denominatore: tutti hanno voglia di ripartire e avvertono l’esigenza di cambiamento. A testimoniarlo è una ricerca realizzata da Ipsos e promossa da illimity, banca ad alto tasso tecnologico guidata dall’ex ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera e quotata sull’Mta di Borsa italiana.

Un primo filone di indagine riguarda la diversa situazione lavorativa tra uomini e donne, che espone queste ultime a un senso di precarietà e fragilità: poco più del 50% di quelle intervistate dichiara di lavorare, mentre tale percentuale è pari al 73% tra gli uomini. Concentrando l’attenzione sulle persone di sesso femminile occupate, emerge una maggiore esposizione al rischio di perdere il lavoro (45% contro il 36% maschile) che diventa addirittura una quasi certezza nel 10% dei casi. E ancora: il 18% delle donne abitualmente impegnate non lavora perché l’azienda è chiusa o perché in cassa integrazione o in ‘ferie forzate’. Nella stessa situazione si trova la metà degli uomini. "La grande incertezza di questo periodo – osserva Marco Russomando, head of human resources di illimity – si è fatta sentire anche in ambito lavorativo, ma gli italiani di ogni età non si arrendono".

Tutti "vogliono guardare oltre le difficoltà per ripartire più consapevoli di prima – ragiona il responsabile delle risorse umane della banca con sede a Milano – con un rinnovato spirito di cambiamento ripensando a nuovi modelli di vivere, lavorare e collaborare in modo più responsabile, innovativo e sostenibile". E allora, nonostante le difficoltà della fase attuale, c’è voglia di ripartire tanto tra le donne quanto tra gli uomini. La ricerca testimonia che, guardando al proprio futuro, molti giovani dai 18 ai 24 anni vorrebbero avviare un’attività in proprio (28% contro il 14% del totale del campione, costituito da mille intervistati). Sono loro a guardare con più ammirazione ai lavoratori autonomi, imprenditori e startupper e a considerare le capacità manageriali, intese come gestione della complessità e dei cambiamenti, prioritarie per il futuro sviluppo professionale (47% contro il 42% a totale).

A proposito di ripartenza, alla domanda ‘Cosa serve al Paese per ripartire anche alla luce delle risorse che arriveranno dall’Europa?’, il 58% degli italiani ha menzionato la semplificazione della burocrazia e solo il 21% (ultimo posto della classifica) i sussidi. Quest’ultimo aspetto mette tutti d’accordo, senza differenze sostanziali tra le fasce d’età, mentre la semplificazione burocratica non rientra a pieno titolo tra le priorità dei più giovani (45%) lasciando il posto agli investimenti in sanità (57%), agli investimenti per la scuola e la formazione (50%), agli investimenti in sostenibilità (48%). "È evidente – sottolinea la ricerca – come la fascia di età più adulta, gli over 55, menzioni aree d’investimento pensando alla propria situazione lavorativa, ma soprattutto guardando alle difficoltà che stanno affrontando e che potrebbero affrontare sempre di più le nuove generazioni. Molto importanti sono gli investimenti nel sistema sanitario (63%), ma non è possibile prescindere da investimenti dedicati alla formazione (58%)". Il 39% degli over 55 vorrebbe che una parte degli aiuti europei venisse destinata alla creazione di nuove imprese. "Stiamo assistendo – conclude Russomando – a un’evoluzione del pensiero degli italiani dal punto di vista professionale, formativo e sociale. Questa può essere la base per costruire un futuro migliore".