Le imprese si stanno interrogando su cosa le attende alla riapertura dei mercati. La ricerca di nuove soluzioni per ricuperare le vendite e i clienti toglie il sonno agli imprenditori. Tra le lezioni che ci lascia questa gravissima emergenza un ruolo centrale lo avranno le competenze in azienda. Valeva prima, varrà ancora di più in futuro. La formazione sul lavoro deve divenire una priorità. L’Italia è molto indietro in materia di formazione professionale e nella valorizzazione del capitale umano. I dati di investimento delle aziende in tema di aggiornamento dei propri dipendenti denunciano una grande distanza dai partner europei. Secondo Lavoce.info la formazione professionale nel nostro Paese è la metà della media Ocse; le imprese italiane dedicano solo lo 0,3% del monte salari, contro l’1% della Francia o il 2,5% del Regno Unito. Eppure i fondi interprofessionali sono attivi da molti anni per erogare contributi dedicati all’aggiornamento delle competenze.

Gli addetti in agricoltura sono oltre un milione e duecentomila di cui oltre il 17% sono stranieri. Aderire ai fondi per la formazione professionale è gratuito, sono senza scopo di lucro ed erogano contributi raccolti dal prelievo obbligatorio delle buste paga dei dipendenti destinate a questa funzione, secondo una norma comunitaria. In Francia per esempio la formazione era obbligatoria per imprese con più di 10 addetti. Ma il vero obiettivo è convincere l’imprenditore che il ritorno di questo investimento può essere ad alto potenziale, specialmente ora. La formazione potrebbe contribuire a comprendere le nuove modalità di lavoro in sicurezza, come il telelavoro, specie in campi come il commerciale export ed il marketing e favorire cosi quella trasformazione digitale che il Covid-19 ha reso non rimandabile.

Davide.gaeta@univr.it