di Elena Comelli L’"effetto Draghi" a Palazzo Chigi non basta per tenere sotto controllo i mercati: il mese di ottobre si è chiuso con lo spread tra Btp e Bund tedesco balzato ai massimi dal luglio 2020, a quota 132 punti, e il rendimento del decennale italiano all’1,21%. La forbice continuerà ad allargarsi nei prossimi giorni, secondo l’analisi di Goldman Sachs e Citigroup, e potrebbe arrivare alla soglia dei 150 punti. Perché? Il motivo non va cercato a Roma, ma a Francoforte. A deludere il mercato, tanto da far...

di Elena Comelli

L’"effetto Draghi" a Palazzo Chigi non basta per tenere sotto controllo i mercati: il mese di ottobre si è chiuso con lo spread tra Btp e Bund tedesco balzato ai massimi dal luglio 2020, a quota 132 punti, e il rendimento del decennale italiano all’1,21%. La forbice continuerà ad allargarsi nei prossimi giorni, secondo l’analisi di Goldman Sachs e Citigroup, e potrebbe arrivare alla soglia dei 150 punti. Perché? Il motivo non va cercato a Roma, ma a Francoforte. A deludere il mercato, tanto da far scattare un netto "riprezzamento" sui titoli di Stato di Italia, Spagna e Portogallo, è stata infatti la riunione della Bce di giovedì scorso: il fatto che Christine Lagarde abbia annunciato la fine del piano pandemico di acquisti di titoli a marzo 2022, senza indicare se e come la Bce vorrà compensarlo, ha creato forti turbolenze sui titoli dei Paesi periferici.

È vero che le decisioni sul dopo-marzo saranno prese e comunicate nella riunione Bce di dicembre, quando la banca centrale avrà anche le nuove proiezioni macroeconomiche. È vero anche che Lagarde ha usato toni molto accomodanti in conferenza stampa, non lasciando intendere alcuna stretta imminente. Questo il mercato l’ha percepito. Ma il fatto che Lagarde non abbia detto nulla per tranquillizzare i mercati sul dopo, ha comunque creato qualche apprensione. E gli spread sono volati in alto. Se si guarda l’andamento del mercato, si nota che tutti i Paesi del Sud Europa sono stati colpiti.

Lo spread dei titoli di Stato spagnoli rispetto a quelli tedeschi è salito da 65 punti base di giovedì pomeriggio pre-Bce a 71 punti base, con un picco a 72. Idem per il Portogallo: lo spread sui Bund tedeschi è lievitato da 55 a 62 punti base, con un picco a 64. Ma l’Italia ha sofferto di più: prima della conferenza stampa della Bce il differenziale BTp-Bund era a 112 punti base, mentre venerdì 29 è salito a 127 e ieri ha chiuso a 132 punti. Il motivo di questo maggiore accanimento sull’Italia è in gran parte tecnico. L’Italia è l’unico Paese del Sud Europa che ha un contratto future (il BTp future) liquido ed efficiente. Quando un investitore vuole proteggersi rispetto al rischio periferico in generale, dunque, lo fa attraverso l’unico future disponibile e liquido sul mercato: quello sui BTp.

Questo tradizionalmente rende i titoli di Stato italiani più volatili quando ci sono notizie che colpiscono tutta la periferia. Non c’è dunque un caso-Italia, ma solo un effetto Bce. Quello che è accaduto dopo la riunione della Bce deve però servire da monito: i benefici derivanti dagli acquisti di titoli da parte della Bce è meglio non darli per scontati in eterno.