La crisi Coronavirus ha fatto saltare ogni limite e prudenza. Se prima l’invito era quello di limitare le spese, dopo è diventato: spendete tutto quello che vi pare, purché i disagi per i cittadini siano limitati al massimo. L’importante è che la recessione, inevitabile, duri il meno possibile e non sia devastante. E questo ci porta a due problemi.

1- L’Italia non ha una buona tradizione di gestione della spesa pubblica. Abbiamo messo insieme più di 2.500 miliardi di debiti, ma nel momento del bisogno si scopre che una quantità di cose non sono a posto. E c’è una spiegazione semplice per questo: è più semplice fare dell’assistenza che degli investimenti. Questi ultimi

infatti richiedono progetti, visione non a breve termine, un’idea di futuro. Un solo esempio: almeno mille dei 2.500 miliardi di debiti sono soldi spesi per il Sud, che a questo punto dovrebbe essere

una specie di California. In compenso ci sono state tante pensioni (anche di finte invalidità), sussidi vari. La crisi attuale, con le urgenze che determina, rischia di aggravare ancora di più questo modo distorto di usare la spesa pubblica.

2 - Circolano, a opera del governo, varie stime. L’anno in corso è dato per perso, con un crollo del Pil molto forte. Ma il 2021 viene segnalato in fortissima ripresa. E questo è vero e non è vero. Nel senso che una previsione del genere non è possibile: i tempi di questa crisi non sono determinati dal ciclo economico o da fattori prevedibili. Tutto dipende da quando scatterà il cessato pericolo. Tutti ci auguriamo che i tempi siano veloci, ma non siamo in grado di governarli. Anzi, più abbiamo fretta e più rischiamo di allungarli. Inoltre, il Paese è quello che è. È evidente che alla fine del pericolo ci sarà un boom di spese, di viaggi, di ristoranti, con una crescita anche del 5-6 per centro, ma le previsioni dicono anche che dopo qualche mese, esaurita l’euforia, si tornerà a una crescita modesta intorno all’1 per cento. Per crescere di più non basterà allontanare il Coronavirus. Bisognerebbe proprio cominciare a riformare il Paese.