Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, 52 anni (Ansa)
Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, 52 anni (Ansa)

Roma, 28 gennaio 2020 - La ripresa del Pd e la débacle dei grillini potrebbero portare alla fine anticipata di Quota 100, sostituita da un meccanismo di flessibilità in uscita già dal 2021 e non dal 2022 come previsto dalle scadenze originarie. Il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, insiste nel confermare i tempi dello strumento introdotto dal governo giallo-verde, ma il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, con tutti i dem e Italia Viva, ha sempre criticato la soluzione cara a Salvini e Di Maio. Il nuovo quadro politico potrebbe essere congeniale al colpo di mano già tentato nell’ultima manovra.

Nel primo summit tra governo e sindacati del nuovo cantiere pensioni la principale novità in ballo non è sul tavolo del confronto, ma aleggia tra Via XX Settembre e Via Veneto. E più della trattativa con i vertici di Cgil, Cisl e Uil, a tenere banco sarà il braccio di ferro tra la ministra grillina e il ministro Pd. Se questa è la sostanza politica del percorso, è stata la liturgia della concertazione a tenere la scena ieri: il confronto tra governo e sindacati sulla riforma del sistema pensionistico è partito con la messa a punto di un calendario fissando l’obiettivo per l’intesa sulle nuove misure a settembre, quando si scriverà la Nota di aggiornamento del Def.

I nodi da affrontare sono: l’introduzione della pensione di garanzia per i giovani, la rivalutazione piena delle pensioni, il rilancio della previdenza complementare e la previsione di una nuova flessibilità in uscita per scongiurare lo scalone di 5 anni di fronte al quale si troverebbero i lavoratori dal 2022. A quest’ultimo riguardo, la proposta dei sindacati punta a fissare a 62 anni l’età di accesso al pensionamento con almeno 20 anni di contributi, senza penalizzazioni. Con flessibilità più vantaggiose per i lavori gravosi e quelli di cura.

Da qui il piano Quota 102, intesa come somma tra 64 anni di età e 38 di contributi. Ma fra le ipotesi di rilievo è anche la possibilità di prevedere l’età minima a 64 anni (anche senza i 38 anni di contributi) con il calcolo interamente contributivo dell’assegno, con penalità implicite. Né va trascurata la proposta, presentata dall’economista Pd Tommaso Nannicini, che prevede flessibilità a partire dai 63-64 anni, con la stabilizzazione dell’Ape social. Così come la via ipotizzata dal Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico.