Non c’è il termine "riforma", ma è bastato l’atto di indirizzo inviato dal Mef alle amministrazioni fiscali per il 2021-2023 in cui si parla di "puntuale aggiornamento degli archivi catastali" in collaborazione con gli enti locali "anche nell’ottica di una più equa imposizione fiscale" per far scattare l’allarme tasse sulla casa. Da anni si parla di riforma del catasto per adeguare i valori degli immobili utilizzati ai fini fiscali a quelli di mercato. Le categorie catastali furono introdotte per Regio decreto addirittura nell’aprile del 1939. E sono ancora...

Non c’è il termine "riforma", ma è bastato l’atto di indirizzo inviato dal Mef alle amministrazioni fiscali per il 2021-2023 in cui si parla di "puntuale aggiornamento degli archivi catastali" in collaborazione con gli enti locali "anche nell’ottica di una più equa imposizione fiscale" per far scattare l’allarme tasse sulla casa. Da anni si parla di riforma del catasto per adeguare i valori degli immobili utilizzati ai fini fiscali a quelli di mercato. Le categorie catastali furono introdotte per Regio decreto addirittura nell’aprile del 1939.

E sono ancora molti gli immobili, accatastati nel Dopoguerra, secondo il calcolo dei vani e non dei metri quadrati che crea evidenti disparità di valori. Così come quelle prodotte dalle rendite catastali calcolate al ribasso sui vecchi palazzi dei centri storici.

Dopo l’ultimo intervento sul catasto (il rialzo delle rendite del 5% tra il 1996 e il 1997) la nuova riforma, che avrebbe dovuto essere varata a "invarianza di gettito", fu bloccata nel 2015 dal governo Renzi. Realizzarla oggi sarebbe abbastanza semplice dopo l’attivazione a febbraio del Sit, il Sistema integrato del Territorio dell’Agenzia delle Entrate attraverso il quale il Fisco avrà a disposizione in un’unica piattaforma i dati (atti, valori catastali, elaborati, mappe, immagini satellitari) di oltre 70 milioni di abitazioni. Nell’atto di indirizzo firmato il 15 luglio, il ministro Daniele Franco raccomanda proprio all’Agenzia delle Entrate di "presidiare la qualità e la completezza delle banche dati catastali" e assicurare "il costante aggiornamento dell’Anagrafe immobiliare integrata" per associare a ogni immobile posizione geografica, caratteristiche geometriche, quotazioni di riferimento della zona e soggetti titolari di diritti e quote. Allo stesso tempo invita sempre l’Agenzia a "integrare le banche dati immobiliari con le informazioni desunte dalla dichiarazione dei redditi" e verificare in questo modo l’aderenza alla realtà con l’obiettivo fondamentale di ridistribuire il carico fiscale in base al vero valore dell’appartamento, della villa o del palazzo.

Dando anche la caccia agli immobili "fantasma" e stimolando, con innovativi controlli, i contribuenti a mettersi in regola. Sebbene l’Europa da anni faccia pressione sull’Italia per una riforma del catasto, inserita anche nelle raccomandazioni del Recovery Fund, l’iniziativa del Mef non porterebbe – per ora – a una stretta fiscale. Tanto che del catasto non c’è traccia nel documento approvato dalle Commissioni Finanze di Camera e Senato propedeutico alla riforma fiscale che il governo presenterà a settembre.

Calcolando i prezzi di mercato rispetto alle rendite catastali sulle prime case, un’eventuale riforma sarebbe a rischio mazzata-fiscale tenendo conto di differenze tra i due valori di quasi il 300% a Milano, del 222% a Firenze e del 187% a Bologna.