Bruxelles, 14 febbraio 2019 - La svolta era nell’aria e alla fine si è concretizzata: i rappresentanti di Commissione, Consiglio e Parlamento Ue hanno raggiunto un accordo sulla tutela del diritto d’autore. Presto anche l’Ue, come ha spiegato il vicepresidente della Commissione Andrus Ansip, «avrà finalmente regole di copyright moderne, adatte per l’era digitale con vantaggi reali per tutti: diritti garantiti per gli utenti, remunerazione equa per i creatori, chiarezza delle regole per le piattaforme». L’accordo è stato raggiunto ieri sera tardi alla fine di una maratona durata tre giorni nel corso del ‘trilogo’ tra i tre co-decisori di ogni procedimento legislativo europeo; a questo punto, per entrare in vigore, l’intesa dovrà sottostare a un altro passaggio in Consiglio e Parlamento, in genere un passaggio facile anche se non si può dare niente per scontato fino all’ultimo. Tra i primi a esultare Antonio Tajani, presidente del Parlamento Ue, che più si era speso per un risultato positivo. «Con l’accordo appena raggiunto proteggiamo la creatività europea. Musicisti, attori, scrittori, giornalisti, audiovisivi, avranno diritto a una giusta remunerazione anche dai giganti del web».

L’intesa è stata possibile dopo il pre-accordo di venerdì scorso in seno al Coreper, l’organismo dei rappresentanti dei 28 governi della Ue, ottenuta con il voto contrario del governo italiano. I rappresentanti dell’esecutivo giallo-verde, e in particolare i grillini, si sono sempre schierati contro la tutela del diritto d’autore, dimostrandosi invece sensibili alle ragioni dei giganti del web, che proprio grazie alla deregulation (oltre a una sistematica elusione fiscale ottenuta in Paesi a tassazione agevolata) conseguono profitti milionari sfruttando il lavoro di autori, giornalisti ed editori. Ora, con le nuove regole ciò diventerà molto più difficile. Il testo uscito dal trilogo è un compromesso tra chi voleva regole più severe per tutelare la proprietà intellettuale, impedire i ‘furti’ dell’ingegno o semplicemente ottenere naturale guadagno dal proprio lavoro, e chi invece chiedeva una completa liberalizzazione così da favorire i guadagni dei giganti del web. La vera élite mondiale di oggi.

L’esito delle lunghe discussioni intorno agli articoli 11 e 13 mette però in condizioni autori ed editori di pretendere una giusta remunerazione per i contenuti che hanno prodotto e vengono diffusi in Rete da altri e impongono alle piattaforme online qualche obbligo di responsabilità. In sostanza, i colossi limiteranno un po’ i guadagni che facevano lucrando sul lavoro di altri, e gli utenti ne avranno solo benefici visto che chi produce contenuti verrà remunerato e potrà continuare a lavorare. Sempre che Consiglio e Parlamento confermino gli accordi, come in genere avviene, e che le normative nazionali che recepiranno la direttiva non la snaturino ulteriormente.

Un augurio in tal senso è stato espresso dal presidente degli editori europei Carlo Perrone. «Ci auguriamo che prima possibile il Parlamento adotti il testo per giungere a un giusto scambio tra chi produce e chi scambia contenuti. La qualità del giornalismo è il cuore di ogni democrazia». Di «splendida notizia» e «bella pagina per la cultura europea» parla l’eurodeputata Silvia Costa (Pd): «È una vittoria delle istituzioni europee e della democrazia sul tentativo inaudito dei giganti del web, attraverso massicce campagne intimidatorie, di impedire l’approvazione». Anche se di compromesso si tratta, chi ha a cuore il diritto d’autore e la qualità della produzione di contenuti può esultare: se non si fosse giunti a un accordo il lavoro svolto finora sarebbe finito nel nulla e tutto sarebbe stato rinviato al prossimo Parlamento. Che avrebbe dovuto ricominciare da capo.