La protesta dei rider a Bologna (Dire)
La protesta dei rider a Bologna (Dire)

Roma, 16 aprile 2018 - Una bici o uno scooter, uno smartphone e pedalare. Potrebbe essere questa la sintesi di una giornata da rider, di corsa per le strade delle principali città a ritirare da ristoranti e pizzerie e consegnare a domicilio cibi e piatti pronti. Un piccolo esercito – tra fissi e saltuari siamo arrivati a 50 mila l’anno – di fattorini. Sono l’avanguardia dei lavoratori da app o da Gig economy, che sta crescendo a ritmi esponenziali senza regole e senza tutele in un settore, quello del food delivery, che macina percentuali di crescita a due-tre cifre. Su questi "lavoratori non-lavoratori" si sono accesi i riflettori in settimana, con la sentenza del Tribunale di Torino che, nella contesa tra sei rider e Foodora, ha confermato come il rapporto di lavoro dei fattorini sia da inquadrare come attività autonoma, con tutte le conseguenze del caso in termini di mancata applicazione delle protezioni proprie del lavoro dipendente.

Ma quali sono i numeri del food delivery in Italia? E qual è il profilo tipico del rider? L’Osservatorio eCommerce del Politecnico di Milano ha stimato il mercato italiano del Food and Grocery online in oltre 800 milioni di euro, con una crescita nel 2017 del 37%.

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La ristorazione e consegna di cibi pronti (online food delivery) vale oltre 200 milioni di euro e ha una penetrazione di mercato del 24%. I principali player attivi sono: Deliveroo, Foodora, JustEat, Glovo, UberEats. Leader di mercato, però, è Deliveroo, il colosso inglese che nel 2017 ha visto il fatturato crescere del 600% a livello mondiale, con incrementi rilevanti anche in Italia (passando da 4 a 12 città di consegna, da aprile 14, con Parma e Modena, con ordini aumentati di 18 volte in dodici mesi e clienti più che raddoppiati, +120%). Né particolarmente lontana è, in percentuale, la crescita degli altri operatori.
 
I rider italiani hanno un turn over elevatissimo: da qui la stima di circa 50 mila persone che, tra fissi e saltuari, si iscrivono alle piattaforme delle società di consegna. Si tratta per lo più di studenti, con un’età media di circa 25 anni, che lavorano in media circa 12 ore a settimana, per meno di 6 mesi l’anno. Non mancano, però, i casi di lavoratori, disoccupati o sotto-occupati, meno giovani, che si dedicano a tempo pieno a questa attività. Solitamente i rider operano per una sola società, ma possono lavorare anche per più d’una. Non c’è contratto di lavoro, ma solo di collaborazione a partita Iva. Il guadagno medio è sotto i 10 euro l’ora (10 euro in media per Deliveroo), ma a fare la differenza è spesso la modalità di organizzazione del lavoro: pagamento orario o pagamento a consegne. 
 
Ebbene, se questi sono i tratti essenziali del settore, la sentenza dei giudici di Torino ha avuto l’effetto di un sasso lanciato nello stagno. "I fattorini Foodora – ha spiegato l’avvocato dei rider Giulia Duretta – erano sottoposti a un continuo controllo, ogni loro movimento era tracciato, come se avessero un braccialetto elettronico. Un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato, nonostante fossero inquadrati come collaboratori autonomi".

I vertici dei sindacati dei trasporti di Cgil, Cisl e Uil, a loro volta, sostengono che nell’ultimo contratto hanno inserito la figura del rider come lavoratore dipendente. I leader delle tre confederazioni, dalla Camusso alla Furlan a Barbagallo, sono pronti a dare battaglia in sede giudiziaria ma anche politico-parlamentare.