Cassonetti per la differenziata
Cassonetti per la differenziata

Roma, 13 settembre 2019 - La gestione inefficiente e costosa del ciclo dei rifiuti nella stragrande maggioranza dei comuni italiani pesa in maniera significativa sui 9,5 miliardi di euro di gettito della cosiddetta Tari, la tassa-tariffa che famiglie e imprese pagano per il servizio. Un ammontare di risorse che è cresciuto del 76% rispetto al 2010, quando si fermava a 5,4 miliardi. A denunciare il boom dell’ennesimo balzello locale sono gli esperti della Confcommercio che in uno studio spiegano come, considerando la Tari pro capite, il valore più elevato si registri nel Lazio (dove si raggiungono i 261 euro, +7% sul 2017) e il più basso in Molise (130 euro).

Ma anche che, a fronte di costi sempre più alti, "calano livello e quantità dei servizi, visto che solo cinque Regioni (Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Piemonte e Veneto) superano la sufficienza". A confermare l’allarme dell’Osservatorio di Confcommercio è anche un recente report della Uil dal quale emerge che solo nell’anno in corso si assiste a un aumento pari allo 0,9% sul 2018. Un incremento che in alcune città, per una famiglia con una casa di 80mq e 4 componenti, sfiora punte del 36%, come a Lecce (35,6%). "L’andamento dei costi della Tari, anche se sganciati dal blocco delle aliquote degli anni scorsi, dimostra come quest’anno la pressione fiscale a livello locale aumenterà per le famiglie – puntualizza Ivana Veronese, segretaria confederale Uil –. Rimane il dato del costo molto alto di questa tassa, così come il tema dell’efficienza del servizio. Infatti, le tariffe della Tari devono assicurare effettivamente la copertura integrale dei costi sia di investimento sia di gestione del servizio e, più è alto il costo del servizio, troppo spesso a causa di inefficienze, tanto più saranno alte le tariffe. Senza contare che i crediti insoluti che pesano sul costo del servizio complessivo".

Né va meglio per le imprese. Anzi. "Insostenibile, iniqua, ingiustificata – accusano dalla Fipe, la Federazione dei pubblici esercizi –. La Tari rappresenta ormai un peso inaccettabile per le imprese della ristorazione e della somministrazione. Un peso che, nonostante la riduzione della produzione di rifiuti e le promesse di ogni governo di diminuire la pressione fiscale sulle imprese, è cresciuto in tutta Italia con tassi che superano il 5% per quanto riguarda i ristoranti e il 3% per bar e caffè". Il costo tariffario medio nazionale per i ristoranti è di 20,5 euro/mq e per bar e caffè di 16,10 euro/mq. "Una buona raccolta differenziata dei rifiuti, lo sappiamo bene, è un passo fondamentale per la salvaguardia delle nostre città e dell’ambiente – incalza Roberto Calugi, direttore generale di Fipe –. Tutto questo, però, non può tradursi in un macigno per le nostre imprese". Gli aumenti delle tasse sui rifiuti sono "inaccettabili e ingiustificati", insiste, a sua volta, il presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona, perché "è intollerabile che i cittadini debbano pagare per le inefficienze dei comuni".

A dare un segnale in controtendenza è, però, l’annuncio dei vertici di Arera, l’Autorità del settore, che assicurano l’arrivo entro il 2019 di una riforma delle tariffe con maggiore trasparenza e qualità. L’Authority definirà, infatti, nuovi criteri tariffari e nuovi obblighi informativi da applicare in tutta Italia in materia di rifiuti. Il metodo tariffario è destinato a "introdurre una graduale omogeneizzazione nel Paese, partendo da condizioni molto diversificate" fa sapere l’Autorità, spiegando che eventuali variazioni tariffarie "saranno legate alla riscontrabilità di miglioramenti nella qualità gestionale oppure a modifiche del perimetro di intervento nei servizi".