di Riccardo Bruni

Sensori nei campi, algoritmi, applicazioni, piattaforme digitali. La grande scommessa dell’agroalimentare gioca sul concetto di equilibrio: sostenibilità e redditività, passato e futuro, rurale e digitale. La settimana prossima ad Abu Dhabi si svolgerà Clix 2020 (Climate Innovations Exchange), il summit mondiale sul cambiamento climatico, e tra le aziende che parteciperanno, presentando il proprio lavoro, c’è anche una startup italiana che ha deciso di applicare l’idea di domotica all’agricoltura.

Si chiama Revotree e ha creato una piattaforma hardware e software per monitorare lo stato dei terreni, gestire le operazioni agronomiche e le attività agricole, automatizzare l’impianto di irrigazione e, in generale, ottimizzare i processi produttivi. In breve, si scrive ‘precision farming’ e si legge ‘nuove tecnologie per aumentare la produttività del terreno risparmiando tempo, energie e risorse’. «Tramite una rete di sensori distribuita nel terreno – spiega il fondatore, Cosimo Calciano (nella foto in basso) – l’imprenditore sa quando, dove e quanto irrigare, per esempio, e può farlo anche in remoto, dal cellulare, o in automatico, seguendo i nostri modelli agronomici e le analisi dei dati raccolti dai sensori. Questo consente un risparmio idrico fino al cinquanta per cento». Attrezzare un ettaro costa circa 450 euro e dall’azienda garantiscono che l’investimento viene recuperato in due o tre anni. «Il prossimo obiettivo – afferma Calciano – è sviluppare un’intelligenza artificale che vada ad automatizzare completamente il procedimento».

È di questo che si occupa Prima (Partnership for research and innovation in the Mediterranean Area), un programma europeo che sostiene la ricerca e l’innovazione sui sistemi agroalimentari, con un budget di mezzo miliardo di euro in sette anni. Il professore Angelo Riccaboni è presidente della Fondazione Prima e del segretariato italiano di Prima, che ha sede al Santa Chiara Lab dell’Università di Siena e ha il compito di valorizzare e rafforzare sul piano nazionale la partecipazione dei ricercatori e innovatori italiani ai bandi del progetto europeo. Ed è in questo contesto che nasce Poi (Prima Observatory on Innovation), divenuta il riferimento del settore durante Agrifood Next, che si è svolto proprio a Siena lo scorso novembre, con l’avallo del commissario generale per l’Italia Expo 2020 di Dubai, Paolo Glisenti. Una casa per chi crede nell’innovazione.

Revotree è una delle esperienze vincenti già inserite sulla piattaforma, come del resto un’altra realtà del settore che sta facendo parlare di sé. Si chiama XFarm e ha realizzato un software che aiuta gli agricoltori a lavorare, migliorando la gestione dell’azienda in tutti i suoi aspetti, dalla raccolta dei dati personali al parco macchine, fino al registro delle attività in campo, attraverso un quaderno di campagna digitale. In pratica, accompagna l’agricoltore nel mondo delle nuove tecnologie. Fondata da Matteo Vanotti, Salvatore Ferullo e Martino Poretti (nella foto sopra con il loro team) la startup è stata lanciata nel febbraio del 2018 e oggi è utilizzata da oltre quattromila aziende agricole. La piattaforma prevede un livello base gratuito, al quale è possibile accedere senza costi, e una serie di livelli successivi a pagamento che arrivano fino alle soluzioni più avanzate in grado di attivare gli impianti in automatico. «La nostra azienda nasce da agricoltori che cercavano un prodotto – spiega Nicolò Barbano, direttore marketing XFarm – e siccome non lo hanno trovato hanno deciso di inventarlo, con lo scopo di semplificare la gestione di un’azienda agricola, connettendo l’intera filiera e accompagnando gli agricoltori nell’uso delle nuove tecnologie».