Bologna, 19 ottobre 2017 - Renzi, la mozione su Bankitalia le è esplosa fra le mani...
«Sono lontano anni luce dal chiacchiericcio della politica romana. E fatico a seguire tutto il dibattito: ieri mi sono occupato della Lega del Filo d’Oro e dei terremotati di Arquata, del calzaturiero di Fermo e delle start-up di Fano o degli investimenti di Recanati. Non seguo il lavorio quotidiano del Transatlantico: mi occupo dei problemi concreti degli italiani. E in questo periodo mi piace più ascoltare che parlare».

Si è messo contro molti big del partito e pure Veltroni, che era l’unico fondatore del Pd a essere rimasto con lei...
«Mi spiace per le polemiche di Veltroni e Napolitano e di tutti gli altri, anche se rispetto la loro opinione. Ogni discussione aiuta a crescere, ma rimango stupito nel vedere reazioni così dure a un semplice atto parlamentare. O vogliamo dire che il Parlamento non ha diritto di discutere? Noi non abbiamo una questione personale con il governatore Visco il cui mandato scade per legge a fine ottobre, dopo sei anni di lavoro alla guida della Banca d’Italia. Il Parlamento ha approvato una mozione approvata – non dimentichiamolo – col parere positivo del governo. Una mozione in cui si esprime un giudizio su ciò che è accaduto in questi anni sulle banche. O vogliamo far credere invece che in questi anni sia andato tutto bene? Se qualcuno pensa di poter dire agli italiani che in questi anni sia andato tutto bene, auguri. Io la penso diversamente. Qui non è in ballo il galateo istituzionale né la scelta del nome, ma il ruolo e la dignità del Parlamento». 

Perché non ha informato Mattarella e Gentiloni che il Pd non condivideva la riconferma di Visco e che avreste presentato una mozione?
«Il governo non era semplicemente informato: era d’accordo. La mozione parlamentare non solo era nota al governo, ma come sa chi conosce il diritto parlamentare questa mozione prevedeva che il governo desse un parere. Che c’è stato. Ed è stato positivo. L’esecutivo è composto da persone serie, non danno parere positivo senza sapere di cosa stanno parlando. Dunque: è evidente che il governo sapesse e che anche fosse d’accordo. Quanto all’autonomia del processo decisionale, noi rispetteremo qualunque scelta verrà fatta dalle autorità preposte sul nome del prossimo governatore. Auspico che scelgano la persona migliore: se il governo riterrà che la persona migliore sia l’attuale governatore, ne prenderemo atto. Ma il rispetto istituzionale non significa non chiedere chiarezza rispetto a ciò che è successo. Noi abbiamo la coscienza a posto, spero che tutti possano dire lo stesso». 

Quanto incide sull’atteggiamento del Pd verso Bankitalia la vicenda Etruria che ha coinvolto politicamente il sottosegretario Boschi?
«È offensivo solo pensarlo. Noi non abbiamo fatto sconti a nessuno e il padre della Boschi, vicepresidente non esecutivo di Banca Etruria per un anno, è stato mandato a casa come tutti, con il nostro commissariamento. Nessuno sconto, altro che discorsi. C’è qualcuno però che strumentalizzando pensa di far credere che il problema delle banche italiane nasca e finisca ad Arezzo e questo è assurdo. Come ho ricordato in un’intervista di qualche settimana fa a La Nazione Arezzo, chi conosce la storia di Banca Etruria sa che la vicenda nasce da molto lontano. Aggiungo che le responsabilità nella gestione di Etruria dovranno essere attentamente valutate, anche considerando il periodo in cui sono stati i commissari a occuparsene. Ma soprattutto la vicenda aretina è ben piccola cosa rispetto ai veri scandali del mondo del credito. Oppure vogliono far credere che i problemi finanziari in Italia nascano ad Arezzo e muoiano a Montevarchi? Non importa essere laureati in Scienze bancarie per sapere che i veri scandali sono altrove. Gli italiani hanno dovuto pagare il salvataggio delle banche. Qualcuno pagherà per non aver vigilato o sarà solo colpa del destino cinico e baro?». 

Renzi non ha sbagliato nulla sulle banche?
«Noi siamo quelli che hanno fatto i decreti per salvare i risparmiatori. Perché senza l’intervento del governo le banche avrebbero chiuso dalla sera alla mattina e i correntisti avrebbero perso tutti i soldi. Lo rifarei domani, nonostante gli insulti che mi sono preso, perché era doveroso salvare i risparmiatori dai disastri fatti negli anni passati. Tuttavia vorrei che chi ha sbagliato pagasse, chi si è mangiato i soldi degli italiani ne rispondesse, che non finisse tutto nel dimenticatoio come spesso accade in Italia. È lesa maestà domandare se chi doveva vigilare ha fatto tutto bene? Se poi sono tutti convinti che andasse bene così, beh, si sappia che il Pd la pensa in modo diverso. Quanto a me: non sono il tipo che si ferma alla prima difficoltà. Anzi, se qualcuno vuole approfondire questa delicata questione ci troverà collaborativi e curiosi fin dai lavori della Commissione d’inchiesta».

La mozione vi para dagli attacchi dei grillini. Ma non è un errore inseguire i 5 Stelle?
«No, noi anticipiamo i 5 Stelle, non li inseguiamo. I grillini fanno polemica solo su Etruria e sul governo. Ma quando si è trattato – con le popolari – di togliere una certa degenerazione della politica dal gioco, i 5 Stelle hanno difeso il vecchio sistema delle popolari, quello che ha combinato i veri pasticci».

Non teme ripercussioni internazionali?
«Non scherziamo. Le ripercussioni potrebbero esserci se non cambiasse nulla. Chi è abituato a incontrare grandi player della finanza globale sa che la prima cosa che auspicano per l’Italia è la presenza di soggetti dotati di grande autorevolezza nei settori della regolamentazione bancaria e non solo. Chi teme ripercussioni internazionali su questa vicenda forse non ha mai provato a convincere un fondo a investire in Italia». 

Conta di più la ripresa economica?
«Dopo tre anni di lavoro durissimo siamo fuori dalla crisi. Non è stato un miracolo, ma il frutto di un lavoro certosino e paziente e mi fa piacere che una personalità come Mario Draghi abbia elogiato il Jobs Act».

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