Alessandro Cecchini, perché fondare un’accademia di architettura?

«L’idea nasce da un’osservazione del mondo del lavoro. Alla base di qualsiasi percorso professionale ci sono le relazioni, ed è prezioso per un giovane avere la possibilità d’incontrare qualcuno che lo aiuti a coltivare il proprio network. L’idea è quella di condividere un network per l’accelerazione professionale dei giovani, che permetta di raccogliere stimoli e stabilire collegamenti, conoscere professionisti ed entrare in rapporto diretto con i grandi nomi della progettazione».

I corsi di YAC hanno aperto prospettive lavorative concrete ai partecipanti?

«Certo, molti ragazzi stanno collaborando con importanti studi di architettura, come Jean Nouvel a Parigi o gli studi milanesi di David Chipperfield, per citarne un paio. Per tutti, è stato l’inizio di un percorso professionale di alto livello».

Quali sono le principali caratteristiche che un aspirante architetto deve avere per entrare nel mercato del lavoro?

«Grande umiltà, capacità di mettersi in ascolto e di saper cogliere le opportunità che si presentano; l’elasticità di comprendere che a volte il percorso che si è immaginato durante l’università non corrisponde a quello reale, ma che non per questo la realtà sia peggiore dell’immaginazione».

Com’è cambiata la situazione del settore dell’architettura nel mercato del lavoro?

«Quello dell’architettura è un settore molto difficile, perché il mercato è saturo e gli architetti italiani sono moltissimi, anche all’estero. La competitività è altissima, per cui è necessario acquisire competenze molto specializzate o avere la possibilità di essere introdotti, come dicevo, in una rete di relazioni. Oggi gli architetti e i progettisti davvero bravi sono tanti: presentarsi con dei progetti realizzati fa la differenza. Ecco perché i corsi di YAC si concludono con un laboratorio orientato all’ideazione di un progetto concreto: alla fine del corso, si può mettere nel curriculum un primo cliente».

Andrea Ropa