Roma, 4 novembre 2019 - Il reddito di cittadinanza è "utile" ma non migliora il quadro dell'occupazione. Lo mette nero su bianco Svimez, l'associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno, nel suo Rapporto per l'anno 2019, presentato oggi alla Camera dei deputati. "La povertà non si combatte solo con un contributo monetario, occorre ridefinire le politiche di welfare ed estendere a tutti in egual misura i diritti di cittadinanza - osserva Svimez -. Peraltro l'impatto del Reddito sul mercato del lavoro è nullo, in quanto la misura, invece di richiamare persone in cerca di occupazione, le sta allontanando dal mercato". 

Il premier Giuseppe Conte, presente a Montecitorio, difende però la misura varata dal governo giallo-verde: "Il reddito di cittadinanza non va valutato in un lasso temporale così breve - ha replicato il presidente del Consiglio -. Direi che va valutato in un periodo molto più lungo" e "va implementato nella fase attuativa", lavorando su "formazione e occupazione". La ministra Catafalco "lo sta facendo". 

Il Rapporto Svimez 2019

La fotografia che il Rapporto Svimez fa dell'economia del Sud è tutt'altro che incoraggiante: "La crescita dell'occupazione nel primo semestre del 2019 riguarda solo il Centro-Nord (+137.000)". Al Meridione si registra invece un calo (-27.000). Si "riallarga così il gap occupazionale tra Sud e Centro-Nord, nell'ultimo decennio è aumentato dal 19,6% al 21,6%: ciò comporta che i posti di lavoro da creare per raggiungere i livelli del Centro-Nord sono circa 3 milioni".

Il 2019 - spiega inoltre Svimez - vede il Sud entrare in "recessione", con un Pil stimato in calo del 0,2%, a fronte del +0,3% del Centro-Nord (+0,2% la media nazionale). E per il 2020 le prospettive non sono migliori: si segnala una "debole ripresa", ma il Mezzogiorno "non crescerà oltre lo 0,2% (a fronte dello 0,6% dell'Italia nel complesso)". 

Svimez lancia poi l'allarme "trappola demografica", ricordando che In Italia nel 2018 si è raggiunto "un nuovo minimo storico delle nascite" e che al Sud sono nati circa 157 mila bambini, 6 mila in meno del 2017. La novità è "che il contributo garantito dalle donne straniere non è più sufficiente a compensare la bassa propensione delle italiane a fare figli". Alla bassa natalità si aggiunga il fatto che "dall'inizio del nuovo secolo hanno lasciato il Mezzogiorno 2 milioni e 15 mila residenti, la metà giovani fino a 34 anni, quasi un quinto laureati". Un esodo che al momento non accenna a ridursi. 

In questo quadro l'associazione auspica un "nuovo Patto tra Nord e Sud", necessario a uscire dalla "stagnazione italiana". Basta "politiche diverse per le due parti del Paese" fatte di "binomio assistenza per il Sud e sviluppo per il Nord": serve una "svolta dell'idea di Paese, non più divisiva ma unitaria", per "ricomporre gli interesse nazionali": crescita e riduzione dei divari "sono obiettivi complementari".

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Conte: "Piano per il Sud entro l'anno"

"Se riparte il Sud, riparte l'Italia - ha commentato nel suo intervento a Montecitorio Giuseppe Conte -. Non è uno slogan, ma una affermazione che nasce da una consapevolezza che deve guidare l'azione di governo". Conte definisce  "un'emergenza nazionale" la crisi occupazionale, per cui "molto resta da fare". Il premier ha annunciato poi un "piano strutturale di investimenti e di misure di rilancio per il Mezzogiorno", che sarà varato "entro la fine dell'anno".