Ai destinatari del reddito di cittadinanza vengono affiancati i navigator
Ai destinatari del reddito di cittadinanza vengono affiancati i navigator

Roma, 21 novembre 2019 - Qual è il suo bilancio sul reddito di cittadinanza, dopo i primi mesi di applicazione? "Positivo per quanto riguarda il numero di utenti raggiunti – spiega Cristiano Gori, professore a Scienze politiche a Trento e animatore dell’Alleanza contro la povertà –. Se lo confrontiamo con quando accade all’estero, essere arrivati in otto mesi di vita a un milione di famiglie (tra reddito e pensione di cittadinanza) rispetto al milione e 300mila che ne avrebbero diritto è un risultato significativo. È negativo, però, rispetto alla costruzione dei percorsi d’inclusione sociale e lavorativa nel territorio".

Quali sono i limiti dell’operazione?
"Ci sono alcune fasce svantaggiate. Sono penalizzate le famiglie con 4 e più componenti rispetto a quelle di più piccole dimensioni; è un aspetto critico dato che si tratta di nuclei con figli. Sono svantaggiati i poveri del centro-nord, che hanno minori probabilità di ricevere la misura rispetto a quelli del Sud. Sono discriminati gli stranieri, che potevano ricevere il Rei dopo 5 anni di permanenza in Italia e ora ne devono aspettare 10".

Finora il meccanismo non ha prodotto il passaggio al lavoro.
"La troppa fretta d’introdurre la misura (legata all’esigenza politica di farla partire prima delle elezioni europee) ha impedito di preparare i percorsi d’inclusione lavorativa, di responsabilizzare i Centri per l’impiego in modo adeguato. Infatti ci sono problemi in tanti territori. Per quanto riguarda, però, i percorsi d’inclusione, quelli legati a problemi sociali connessi alla cura di figli o anziani, alla scuola, alla casa, a problematiche psicologiche, il fatto di aver mantenuto lo stesso modello organizzativo del Rei, imperniato sui Comuni, ha permesso la continuità col passato e la valorizzazione dell’esperienza maturata".

Molti osservatori parlano di fallimento della misura.
"Sono state sollevate aspettative irrealistiche sulle possibilità di offrire un’occupazione. Il bombardamento mediatico su questo aspetto è stato tale da creare, al di fuori degli addetti lavori, la percezione che si tratti di una misura ben diversa da ciò che in effetti è. Infatti, la maggior parte degli utenti del reddito fruisce di percorsi d’inserimento sociale, appunto quelli dei Comuni, non lavorativi".

A insistere sugli aspetti lavorativi, però, sono stati gli "autori" della misura, i grillini e l’ex ministro Luigi Di Maio.
"Dopo un anno di comunicazione sul fatto che la misura avrebbe dato lavoro a tutti i poveri, oggi è inevitabile che se ne decreti il fallimento. Se fosse stata promossa innanzitutto come misura contro la povertà, ciò non sarebbe successo. Ma questo non deve mettere in discussione la bontà delle politiche contro la povertà. Perché il principale obiettivo di queste ultime è assicurare a chi si trova in tali condizioni di poter condurre una vita dignitosa. Poi, compatibilmente con il contesto, si costruiscono percorsi di reinserimento che possono portare al lavoro solo una fascia ristretta di utenti".