Daniele Franco, 67 anni, neoministro dell’Economia del governo Draghi
Daniele Franco, 67 anni, neoministro dell’Economia del governo Draghi
di Claudia Marin È la prima, vera uscita pubblica, in Parlamento, del nuovo ministro dell’Economia, Daniele Franco. Ed è sulla partita economica più rilevante di tutto il post-pandemia: la definizione e la gestione del Recovery Plan italiano. Una partita rispetto alla quale l’ex direttore generale di Bankitalia mette in fila una serie di avvisi ai naviganti: l’Italia potrà contare su un po’ meno risorse di quante ipotizzate finora, 191,5 miliardi invece di 196 (204 invece di 209, considerando anche i fondi minori) e i primi fondi arriveranno dopo l’estate. A patto di essere in grado di correre, senza "battute d’arresto", puntando su una governance che farà perno sul coordinamento del ministero dell’Economia...

di Claudia Marin

È la prima, vera uscita pubblica, in Parlamento, del nuovo ministro dell’Economia, Daniele Franco. Ed è sulla partita economica più rilevante di tutto il post-pandemia: la definizione e la gestione del Recovery Plan italiano. Una partita rispetto alla quale l’ex direttore generale di Bankitalia mette in fila una serie di avvisi ai naviganti: l’Italia potrà contare su un po’ meno risorse di quante ipotizzate finora, 191,5 miliardi invece di 196 (204 invece di 209, considerando anche i fondi minori) e i primi fondi arriveranno dopo l’estate.

A patto di essere in grado di correre, senza "battute d’arresto", puntando su una governance che farà perno sul coordinamento del ministero dell’Economia ma avrà diramazioni in tutti i ministeri. Ma anche sul rapido reclutamento, con procedure snelle, di giovani tecnici, ingegneri, economisti. Un capitolo che troverà la sua prima definizione domani, con la firma a Palazzo Chigi di un Protocollo sulle nuove regole nella Pa tra il Ministro Renato Brunetta e i leader di Cgil, Cisl e Uil. Dunque, tempi stretti, con l’obiettivo, incalza l’uomo chiamato da Mario Draghi a guidare la macchina di Via XX Settembre, di giungere per la fine di aprile con un piano "ambizioso" ma "credibile e dettagliato", che potrà avere un impatto anche superiore al 3% del Pil se saranno realizzate le riforme, a partire da Giustizia e P.a., mentre la riforma del fisco non sarà affrontata "nell’ambito" del Piano nazionale.

Certo è che, anche alla luce della revisione dei fondi disponibili, i progetti andranno "tarati sulle risorse effettivamente disponibili" e bisognerà "riflettere" se rivedere la "distribuzione" tra progetti nuovi e già a bilancio. Nel mirino, anche se Franco non lo cita, è soprattutto il programma del cashback, che tutte le forze politiche di maggioranza, fatta eccezione per i grillini, chiedono di rivedere, con lo spostamento delle risorse a famiglie e imprese. Più sullo sfondo, invece, il pacchetto Super-ecobonus del 110%, difeso da grillini, Lega e Forza Italia.

Innovazione, ambiente e coesione restano comunque le linee guida del Piano che manterrà, spiega anche diplomaticamente Franco, le 6 missioni individuate dal governo Conte: ora, però, è in corso una valutazione "di quello che va conservato, perché fatto bene" e di quello che va invece "integrato e sviluppato".

Di sicuro, però, la fase più delicata sarà quella della gestione operativa e della realizzazione dei progetti: serve "pragmatismo", serve "semplificazione" e per questo va rafforzata subito la struttura che se ne dovrà occupare, mettendo in piedi "in tempi rapidi" anche un sistema di reclutamento "di giovani nella Pa". E, del resto, lo stesso Brunetta spiega che "la Pubblica amministrazione dopo anni di depauperamento deve dotarsi di personale tecnico e amministrativo adeguato per gestire, rendicontare e rendere operativi i progetti del Recovery Plan. Nella ricostruzione di questo dopoguerra da pandemia bisogna abbandonare l’epoca dei blocchi del turnover, dei tetti riferiti a indicatori anacronistici, delle rigidità contrattuali. E bisogna agire subito, entro le prossime settimane".

A tenere banco, nel corso dell’audizione, anche la contestata consulenza alla McKinsey proprio sul Recovery. E il ministro non si tira indietro: "Non c’è nessuna intromissione nelle scelte, si tratta solo di un supporto tecnico-operativo. Nessuna struttura privata ha accesso a informazioni privilegiate o riservate". McKinsey, insomma, darà una mano su "produzione di cronoprogrammi, aspetti metodologici nella redazione del piano, aspetti più editoriali che di sostanza".