Il premier Mario Draghi (Ansa)
Il premier Mario Draghi (Ansa)

Roma, 23 aprile 202 - Rush finale per la messa a punto del Recovery plan, con il Consiglio dei ministri convocato per domattina alle 10 sul Pnrr (Piano nazionale di Ripresa e Resilienza), che mette nero su bianco la strategia del nostro Paese per spendere i 191,5 miliardi in arrivo dal Recovery fund. Il piano deve essere inviato all'Europa entro il 30 aprile. Secondo il premier Mario Draghi "l'Italia deve combinare immaginazione e creatività a capacità progettuale e concretezza" per "vincere questa sfida e consegnare alle prossime generazioni un Paese più moderno, all'interno di un'Europa più forte e solidale". In breve: sei missioni, quattro grandi riforme, tre priorità trasversali (di sostegno a giovani, donne, Sud). 
Alcune anticipazioni sui contenuti sono trapelate da una bozza in circolazione in queste ore. Il piano è composto di 318 pagine e "comprende un ambizioso progetto di riforme" che secondo Draghi è "parte di una più ampia e ambiziosa strategia per l'ammodernamento del Paese" con "quattro importanti riforme di contesto: Pubblica amministrazione, giustizia, semplificazione della legislazione e promozione della concorrenza". Nella premessa della bozza il premier spiega che la stima dell'impatto del piano sul Pil "sarà nel 2026 di almeno 3,6% più alto rispetto all'andamento tendenziale", mentre "la supervisione politica del piano è affidata a un comitato istituito presso la Presidenza del Consiglio a cui partecipano i ministri competenti", spiega Draghi nella premessa della bozza.

I nodi da sciogliere

La bozza del Pnrr fa emergere, agli occhi, dei partiti della maggioranza, alcune criticità. Su tutte c'è la mancata proroga al 2023 del Superbonus caro al M5s, ma chiesto anche da Confindustria. Ma dalla Rete unica alle pensioni (con la fine di quota 100), fino alla composizione della cabina di regia, la vigilia del Cdm vede ancora alcuni nodi sul tavolo. Si vedrà domani se il Pnrr arriverà in Cdm già 'chiuso' o se sarà una seconda riunione, dopo quella di mercoledì, a nervi tesi. Comunque sia, domani non sarebbe previsto un voto, ma solo un primo passaggio, per riportare poi il Piano in Consiglio dopo la discussione in Parlamento, prevista da lunedì.

I contenuti principali

La bozza del Pnrr e chi coordina

Il testo, non ancora definitivo, prevede che il 40% delle risorse vadano al Sud, il 38% a progetti "Verdi" e il 25% a progetti digitali. La "supervisione politica" del piano spetterà a Palazzo Chigi, con un comitato con i ministri competenti e una cabina di regia cui parteciperanno anche enti locali e parti sociali. Al ministero dell'Economia andrà il coordinamento del piano, le amministrazioni locali saranno responsabili dell'attuazione delle singole opere, col supporto di task force.

Le quattro riforme e i decreti

Le riforme previste riguardano la Pubblica amministrazione, la giustizia, la concorrenza e le semplificazioni. La Pubblica amministrazione dovrà essere più digitale, snella e accessibile. La giustizia sarà meno lenta, con riforme del processo civile e penale, del Csm, della giustizia tributaria. A luglio arriverà un ddl per spingere la concorrenza, con più gare anche per gli appalti pubblici. E dopo l'invio del Pnrr all'Europa arriveranno anche un decreto per le semplificazioni, con l'introduzione di una speciale "VIA statale" per le opere del Pnrr, semplificazioni delle norme e dei controlli. Riforme di "accompagnamento" sono considerate quelle del fisco e degli ammortizzatori sociali. 

Le sei missioni del Pnrr

1 - digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura
2 - rivoluzione verde e transizione ecologica
3 - infrastrutture per una mobilità sostenibile
4 - istruzione e ricerca
5 - inclusione e coesione
6 - salute. 




Gli investimenti

Tra gli investimenti è prevista la realizzazione di 228mila nuovi posti per asili, 900 palestre e 1000 mense a scuola. Numerose le opere infrastrutturali, incluso l'obiettivo di tagliare le ore di viaggio in treno da Nord a Sud ma anche da Est a Ovest dell'Italia, con lo stanziamento di circa 25 miliardi. Tra gli interventi per la sanità è previsto un Centro di eccellenza per le epidemie. Per il turismo si punta sul sostegno alle imprese degli under 35 e un hub del turismo digitale. Un intervento ad hoc è previsto per la città di Roma, con 500 milioni per monumenti e periferie. 

Lo stop a Quota 100

"In tema di pensioni, la fase transitoria di applicazione della cosiddetta Quota 100 terminerà a fine anno e sarà sostituita da misure mirate a categorie con mansioni logoranti", si legge nella bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Si decide quindi di non prorogare la forma di pensionamento anticipato introdotto nel 2019 sperimentalmente per 3 anni , voluto dalla Lega, che consente l'uscita anticipata dal mondo del lavoro per chi vanta almeno 38 anni di contributi con un'età anagrafica minima di 62 anni. 

Superbonus: niente proroga

Uno dei principali "nodi" da sciogliere è quello legato al Superbonus 110%, la cui proroga al 2023 (pretesa dal M5s) era stata inizialmente cancellata. In una bozza aggiornata circolata oggi, però, si legge che "si intende estendere la misura del Superbonus 110% recentemente introdotta dal 2021 al 2023". Nel testo, però, rilevano fonti pentastellate, non si specifica se tale estensione riguarda o meno tutta la platea dei beneficiari prevista attualmente né sarebbero indicate risorse adeguate. "Stiamo lavorando, ma non credo che la questione sarà risolta prima di domani mattina", sottolinea una fonte di governo M5s, che auspica arrivino "garanzie". Positivo invece, su questo punto, il giudizio di Forza Italia. "Siamo sulla strada giusta - sottolinea la capogruppo di Forza Italia Anna Maria Bernini - e ora va ampliata la platea dei beneficiari degli incentivi coinvolgendo non solo gli immobili residenziali, ma anche altre tipologie come il settore alberghiero".  

Minori a rischio al Sud

Uno degli investimenti previsiti è quello di finanziare fino a 2000 progetti contro la povertà educativa per "50.000 minori" del Sud "in situazione di disagio o a rischio devianza". Come si legge nella bozza, tra gli "interventi speciali per la coesione" si punta anche a riqualificare "300 beni confiscati" alle mafie. Previsti anche interventi per le Zes. Tra gli altri progetti 8 nuovi padiglioni "modello" per i detenuti e la ristrutturazione di 4 carceri minorili. Previsto l'aumento degli alloggi pubblici, servizi di housing temporaneo e stazioni di posta per chi non ha dimora.

Infrastrutture di ricerca

Fino a 30 progetti di grandi infrastrutture per la ricerca di rilievo europeo, esistenti o nuove, da finanziare con il Fondo per l'edilizia e le infrastrutture di ricerca. L'obiettivo è "facilitare l'osmosi tra la conoscenza scientifica generata in infrastrutture di ricerca di alta qualità e il settore economico, favorendo l'innovazione". Le infrastrutture dovrebbero collegare il settore industriale con quello accademico e promuovere la combinazione di investimenti pubblici e privati. Ognuna, inoltre, dovrà avere un suo "research manager".

Energia da fonti rinnovabili

Il Pnrr stanzia 6,74 miliardi per incrementare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili. Nella sezione dedicata alla Transizione ecologica, il piano prevede sostegni per l'installazione di 2 gigawatt di fotovoltaico su terreni agricoli (2,11 miliardi), di altri 2 gigawatt da comunità energetiche e autoconsumatori (comunità e singole famiglie che producono e consumano la loro energia) (2,20), di 200 megawatt da impianti offshore (eolici e a moto ondoso) (0,50) e di impianti per il biometano da 2,3-2,5 miliardi di metri cubi (1,92).

Piccole isole green

Duecento milioni di euro per rendere 19 piccole isole italiane "green" e autosufficienti dal punto di vista energetico, grazie a rinnovabili, mezzi a zero emissioni, raccolta differenziata e digitalizzazione. "Gli investimenti saranno concentrati su 19 piccole isole, che faranno da "laboratorio" per lo sviluppo di modelli "100% green" e auto-sufficienti", si legge nel documento. Gli interventi riguarderanno "l'ottimizzare della raccolta differenziata dei rifiuti, impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, dispositivi di accumulo, smart grids, sistemi innovativi di gestione e monitoraggio dei consumi, integrazione del sistema elettrico con il sistema idrico dell'isola, sistemi di desalinizzazione, costruzione o adeguamento di piste ciclabili e servizi/infrastrutture di mobilità sostenibile". 

Posti fuori sede e borse di studio

Triplicare i posti per gli studenti fuorisede, portandoli da 40 mila a 120 mila entro il 2026: è uno degli obiettivi del capitolo istruzione della bozza del Recovery Plan, che prevede anche "l'erogazione di 400.000 borse di studio (rispetto alle attuali 220.000), con importo maggiorato, in media, di 700 euro così da arrivare ad un valore medio di 4.000 euro medi per studente", si legge nella bozza del Pnrr.
Per gli alloggi destinati ai fuorisede "la misura si basa su un'architettura innovativa e originale, che ha l'obiettivo di incentivare la realizzazione, da parte dei soggetti privati, di nuove strutture di edilizia universitaria attraverso la copertura anticipata, da parte del Ministero dell'Università e Ricerca (Mur), degli oneri corrispondenti ai primi tre anni di gestione delle strutture stesse". Quanto alle borse di studio, si legge nella bozza, "la misura mira a finanziare l'aumento del numero di borse per il diritto allo studio a favore degli studenti meritevoli e bisognosi". Questa misura sarà resa possibile attraverso la revisione dell'attuale legislazione in merito alla realizzazione degli alloggi per studenti (L. 338/2000 e d.lgs. 68/2012). 

La laurea vale come esame di Stato

Anche la "riforma delle lauree abilitanti" trova spazio nelle 'missioni' del Recovery Plan italiano, secondo l'ultima bozza. "La riforma prevede la semplificazione delle procedure per l'abilitazione all'esercizio delle professioni - si legge nel testo -, rendendo l'esame di laurea coincidente con l'esame di stato, con ciò rendendo semplificando e velocizzando l'accesso al mondo del lavoro da parte dei laureati". 

La transizione ecologica

La rivoluzione verde e la transizione ecologica coinvolge in pieno l'agroalimentare, secondo la bozza del Pnrr, con la Strategia sull'economia circolare e "Dal produttore al consumatore". L'obiettivo è costruire una "filiera agroalimentare sostenibile, migliorando la competitività delle aziende agricole e le loro prestazioni climatico-ambientali, rafforzando le infrastrutture logistiche del settore, riducendo le emissioni di gas serra e sostenendo la diffusione dell'agricoltura di precisione e l'ammodernamento dei macchinari.
Ecco alcuni obiettivi specifici: riduzione dell'uso di pesticidi per il settore agroalimentare, di emissioni di gas effetto serra e di sprechi alimentari; miglioramento dell'efficienza energetica e potenziamento di utilizzo di energie rinnovabili; rafforzamento di relazioni inter-settoriali lungo la catena del valore; promozione della sostenibilità ecologica del prodotto attraverso incentivi nel settore della pesca e dell'acquacultura; promozione dell'uso efficiente delle risorse forestali, valorizzando l'aggregazione e le associazioni di imprese, gli accordi commerciali e le reti; sostituzione di serre obsolete e inefficienti dal punto di vista energetico; promozione di aggregazione tra operatori, contribuendo a contrastare lo spopolamento delle zone rurali".

Turismo e cultura green

Le linee guida sono: una strategia focalizzata sulla rigenerazione del patrimonio culturale e turistico, valorizzazione degli asset e delle competenze e digitalizzazione dell'accesso, con una declinazione attenta ai temi ambientali. Risorse per 6 miliardi e 80 milioni destinate alla valorizzazione del patrimonio culturale (1,10 miliardi), alla rigenerazione culturale di piccoli siti turistici e culturali, aree rurali e periferie urbane (2,42 miliardi) all'industria culturale e creativa 4.0 (160 milioni) e al Turismo 4.0 (2,40 miliardi). Sul fronte dei beni culturali, gli interventi sono mirati al restauro e alla rifunzionalizzazione dei complessi a elevata valenza storica e architettonica; alla digitalizzazione del patrimonio informativo di archivi, biblioteche, musei; all'abbattimento delle barriere architettoniche, oltre che al miglioramento dell'efficienza energetica nel cinema, nei teatri e nei musei.
I progetti non riguardano solo le grandi città. Buona parte delle risorse sono destinate alla valorizzazione ai piccoli centri italiani e alle zone rurali, sostenendo l'attivazione di iniziative imprenditoriali e commerciali, rivitalizzando il tessuto socio-economico dei luoghi, contrastando lo spopolamento dei territori e favorendo la conservazione del paesaggio e delle tradizioni. Al tempo stesso, si investirà nella riqualificazione di luoghi identitari, periferie, parchi e giardini storici e nella sicurezza antisismica dei luoghi di culto e nel restauro del patrimonio del Fondo Edifici di Culto. 
Attenzione anche all'industria culturale e creativa con risorse per 160 milioni di euro. Sul fronte della sviluppo dell'attività ricettiva, prevista la creazione di un hub del turismo digitale, accessibile attraverso una piattaforma web dedicata, che consenta il collegamento dell'intero ecosistema turistico. A vantaggio degli operatori, invece, ci saranno crediti d'imposta su investimenti volti migliorare le infrastrutture, prestiti a tasso agevolato e investimenti diretti per progetti su sostenibilità climatica e digitalizzazione e risorse dedicate a sostenere operazioni di consolidamento tra le PMI e la creazione di nuove imprese da parte dei giovani under 35, in particolare al Mezzogiorno. 

Interventi per Roma

Interventi ad hoc, infine, per la città di Roma, in vista della Ryder Cup del 2022 e del Giubileo del 2025. Sei le linee di intervento con risorse per 500 milioni di euro, volte a: restauro del patrimonio culturale e urbano e interventi di messa in sicurezza lungo i cammini giubilari; riqualificazione delle aree periferiche della città; rinnovo e restauro di parchi, giardini storici, fontane e ville; digitalizzazione dei servizi culturali; incremento dell'offerta culturale nelle periferie per promuovere l'inclusione sociale. 

Parità di genere

Spunta un nuovo "Sistema nazionale di certificazione della parità di genere" con uno stanziamento di 100 milioni: l'obiettivo è definire un sistema che "accompagni e incentivi le imprese ad adottare policy adeguate a ridurre il gap di genere in tutte le aree maggiormente 'critiche' (opportunità di crescita in azienda, parità salariale, gestione delle differenze di genere, tutela della maternità)". Il sistema sarà aperto a tutte le imprese nella fase sperimentale, fino a giugno 2026 sarà agevolata per le Pmi e le microimprese, e accompagnata da servizi di assistenza.