Bruxelles, 17 luglio 2020 - Al termine del primo giorno di lavori del Consiglio europeo su Recovery Fund arriva la proposta del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Nel tentativo di rompere le resistenze del premier olandese Mark Rutte, Michel ha messo sul tavolo delle trattative una proposta che prevede la possibilità di ricorrere ad una sorta di 'freno d'emergenza' che bloccherebbe i pagamenti del Recovery Fund se non ci fosse 'consenso' tra i governi, rimandando la questione ai leader. Da quanto si apprende da fonti diplomatiche, il meccanismo verrebbe applicato sull'attuazione dei piani nazionali di riforma, non sul loro ok iniziale. Secondo fonti europee, la proposta di Michel non sarebbe stata accettata sempre dall'Olanda.

Il primo giorno di lavori del Consiglio europeo sulla ricostruzione della Ue post Coronavirus si è caratterizzato per lo scontro fra Italia e Paesi frugali. Fin dall'inizio è trapelata la grande incertezza legata alle possibilità di raggiungere un accordo in tempi brevi, cosa che comunque era già stata ribadita nel corso delle ultime settimane di trattative che hanno portato a questa due giorni fondamentale per il futuro dell'Unione europea. L'unanimità dei voti in Consiglio che il premier olandese Rutte reclama per gli esborsi europei trova l'opposizione di Giuseppe Conte. Il premier, riferendosi proprio al tema dell'unanimità introdotto da Rutte, gli si è rivolto così nel corso del Consiglio europeo: “La tua proposta sulla governance del Recovery fund è incompatibile con i trattati e impraticabile sul piano politico”. Secca la risposta dall'Olanda: “Non la beviamo. Questa è una situazione eccezionale che richiede soluzioni straordinarie. Occorre essere creativi”.

Kurz (Austria): "No a 500 miliardi di sussidi"

Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz su Twitter rende ancora più rigida la posizione dell'Astria di paese 'frugale: no al recovery fund che prevede sussidi agli stati per 500 miliardi. "La nostra richiesta principale è che non ci possa essere una condivisione del debito a lungo termine. Certamente vogliamo mostrare solidarietà, ma abbiamo anche in mente gli interessi dei contribuenti austriaci. Rifiutiamo molto chiaramente l'attuale proposta per il recovery fund che prevede 500 miliardi insussidi" ha scritto Kurz sul social network.

 

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Merkel: "Differenze molto grandi"

I 27 leader europei hanno inaugurato un vertice caratterizzato ancora dalle ampie distanze fra le parti. “Le differenze sono ancora molto, molto grandi e non possiamo prevedere se riusciremo a raggiungere un risultato”, ammette la cancelliera Merkel. Macron fa capire che la posta è alta perché “è in gioco il nostro progetto europeo”. Ma non basta ad ammorbidire le posizioni dei colleghi. Potrebbe essere una questione di tattica: prima ci si posiziona alle estremità, poi si negozia per arrivare al centro. O almeno questa è la speranza dei presidenti Michel e von der Leyen, che restano positivi e vedono un “accordo possibile”.

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Il fronte dei Frugali

Il conflitto in corso a Bruxelles va avanti fra fronti contrapposti. Da una parte i paesi frugali, che nelle ultime settimane hanno concordato le strategie di coalizione. La posizione viene sintetizzata dall'austriaco Kurz che sottolinea come esista “una linea strettamente coordinata fra Paesi Bassi, Svezia e Danimarca” che prevede una riduzione del “volume totale” del bilancio e del Recovery fund e soprattutto della quota di “sovvenzioni” a fondo perduto. Vogliono poi cambiare i criteri di distribuzione degli aiuti, ora basati su Pil e disoccupazione degli ultimi 5 anni, e le modalità di "rimborso", anticipando la restituzione degli aiuti. Poi la posizione dell'Olanda, che da sola porta avanti una battaglia su chi debba dare il via libera ai piani di rilancio dei singoli Paesi. Rutte vuole che la luce verde arrivi dall'unanimità del voto del Consiglio, in modo da avere un controllo diretto sui piani di ciascuno.

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La posizione dell'Italia

Dall'altra parte della barricata in prima fila ci sono Italia con Spagna, Portogallo e Francia, tra gli altri, a difendere i 750 miliardi del Recovery fund, e soprattutto i 500 miliardi di sovvenzioni. Perché deve assicurarsi che non scendano quegli 81 miliardi che le spettano nell'attuale distribuzione. Qualcosa è disposta a tagliare, ma certamente non sulla parte destinata alle sovvenzioni. Per portare a casa il risultato in questa trattativa europea, Conte cerca la sponda di Macron e Merkel. Tra i temi della discordia c'è anche la questione dei rebates, o sconti al bilancio, di cui godono oggi Olanda, Svezia, Danimarca e Germania, e che quasi tutti, tranne i diretti interessati, considerano obsoleti. Qualcuno spera possano diventare oggetto di scambio con l'Olanda e i frugali, ma nel negoziato sul bilancio più complicato della storia dell'Unione certamente non potrà essere l'unico.

Visegrad

Ungheria e Polonia sono preoccupate soprattutto di preservare le loro (generose) fette di fondi strutturali. E puntano a portare a casa, nella partita complessiva, quanto meno l'alleggerimento dell'articolo 7 con cui la Ue minaccia di punirli per il non rispetto delle regole dello stato di diritto.

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Gualtieri: "No veto singoli paesi. E' linea rossa Italia"

Così il ministro dell'economia Roberto Gualtieri: "Il tema della governance che si intuiva essere uno di quelli più discussi ha un grande rilievo politico. Si tratta di capire se ogni Paese farà sulla base delle risorse assegnate dei programmi di riforma e investimento, la Commissione li valuterà, li approverà, ci sarà anche un voto del Consiglio sui programmi. Ci sono alcune Paesi che vorrebbero che un singolo Paese possa bloccare la concreta erogazione delle tranche di versamenti, dicendo che in quell'altro Paese non stanno facendo sufficientemente quello che io vorrei facessero, per noi questa è una linea rossa, non passerà mai l'unanimità sull'esborso di singole tranche".