Daniele Franco, 67 anni bellunese, è ministro dell’Economia nel governo Draghi
Daniele Franco, 67 anni bellunese, è ministro dell’Economia nel governo Draghi
Il governo "vuole vincere questa sfida". È con questo impegno che Mario Draghi accompagna le circa 350 pagine, con tabelle e grafici a non finire, del Recovery Plan italiano che oggi sarà approvato dal governo per essere discusso in Parlamento a inizio settimana e essere inviato a Bruxelles entro il 30 aprile. "Il governo — scrive il premier nella premessa — stima che gli investimenti previsti nel Piano avranno un impatto significativo sulle principali variabili macroeconomiche e sugli indicatori di inclusione, equità e sviluppo sostenibile. Nel 2026, l’anno di conclusione del Piano, il Prodotto interno lordo sarà del 3,6% più alto rispetto all’andamento tendenziale e l’occupazione di quasi 3 punti percentuali". Ma se gli...

Il governo "vuole vincere questa sfida". È con questo impegno che Mario Draghi accompagna le circa 350 pagine, con tabelle e grafici a non finire, del Recovery Plan italiano che oggi sarà approvato dal governo per essere discusso in Parlamento a inizio settimana e essere inviato a Bruxelles entro il 30 aprile. "Il governo — scrive il premier nella premessa — stima che gli investimenti previsti nel Piano avranno un impatto significativo sulle principali variabili macroeconomiche e sugli indicatori di inclusione, equità e sviluppo sostenibile. Nel 2026, l’anno di conclusione del Piano, il Prodotto interno lordo sarà del 3,6% più alto rispetto all’andamento tendenziale e l’occupazione di quasi 3 punti percentuali".

Ma se gli obiettivi sono fissati, come anche l’ammontare delle risorse in gioco (191,5 miliardi dell’Europa, oltre 30 del Fondo nazionale extra-Recovery), i nodi politici da sciogliere non mancano e lo stesso ex presidente della Bce è stato impegnato fino a sera a tentare la volata finale per far quadrare il cerchio. A differenza che per il decreto riaperture, la Lega (con Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti) si mostra soddisfatta dei contenuti del Piano. I grillini, invece, restano guardinghi e in attesa: oltre al no agli inceneritori, vogliono capire bene la sorte del Superbonus del 110% ("O la proroga al 2023 o non ci stiamo", tuona l’ex ministro Fraccaro). E questo è il capitolo più controverso del Recovery, per il quale anche tutte le associazioni d’impresa (da Confindustria alla Cna, dai costruttori alla Confartigianato) sono sul piede di guerra. In realtà, l’ammontare dei fondi in ballo non garantirebbe la proroga piena a fine 2023. Ma la partita è aperta, anche perché nella bozza del pacchetto si legge: "Si intende estendere la misura dal 2021 al 2023". Mentre il cashback esce dal Recovery Plan: non sarà più finanziato con fondi europei. In gioco anche la governance che nella bozza prevede il "Coordinamento centralizzato" al Ministero dell’Economia e una "Cabina di Regia per il Pnrr" a Palazzo Chigi.

Nel merito, il Piano contempla 6 missioni e 16 categorie di spesa, ognuna delle quali suddivisa in un elenco dettagliato di progetti di investimento, con un cronoprogramma di realizzazione, condizione per ottenere i pagamenti dall’Ue, che avverranno sullo stato di avanzamento dei lavori. L’anticipo, pari a circa 23-24 miliardi, arriverà, però, entro fine luglio, a patto che la commissione approvi il Pnrr. A differenza della vecchia bozza vengono individuati 39 assi su cui sviluppare gli interventi (prima erano "linee" ed erano 48), che a loro volta si suddividono in 135 investimenti e 7 riforme.

Le grandi voci di intervento nelle sei missioni-chiave sono: 57 miliardi per la "Rivoluzione verde e transizione ecologica"; 43,5 miliardi per la "Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura"; 32,3 miliardi per "Istruzione e ricerca"; 25,3 miliardi per "Infrastrutture per una mobilità sostenibile"; 17,6 miliardi per "Inclusione sociale"; 15,6 per la "Salute", che quindi resta all’ultimo posto come nel piano Conte, ma con quasi tutte le risorse aggiuntive. Delle 16 categorie di spesa, quella più grande, più di 27 miliardi, riguarda la digitalizzazione del sistema produttivo. Al secondo posto, con 25 miliardi l’alta velocità ferroviaria. Tra le altre voci, ci sono 11,6 miliardi per l’efficienza energetica e la riqualificazione degli edifici.

Condizione per la riuscita del piano sono le riforme: dalla Pa alla giustizia, dalla concorrenza alla riforma fiscale per semplificare e ridurre le tasse, a quella degli ammortizzatori sociali e all’introduzione i del salario minimo legale "per i lavoratori non coperti dalla contrattazione".