Alberto Dal Poz, presidente di Federmeccanica (ImagoE)
Alberto Dal Poz, presidente di Federmeccanica (ImagoE)

Roma, 6 dicembre 2019 - Dal Rapporto Federmeccanica emerge una diagnosi impietosa: è recessione per il cuore dell’industria italiana. Quali gli elementi alla base del verdetto?
«I dati e i fatti sono molteplici – spiega Alberto Dal Poz, presidente di Federmeccanica –. Registriamo tre trimestri di calo della nostra produzione, ma soprattutto delle aspettative per l’industria da noi rappresentata. Un calo del 2,5% nei primi 9 mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2018, unito a un forte incremento della Cassa integrazione, il 58% in più. Con dinamiche di export ugualmente in calo. E aspettative al ribasso. Un quadro allarmante, che si ripercuote in tutti gli ambiti produttivi, dall’ automotive , tra i più colpiti e tra i più pervasivi del nostro Paese, a settori più trasversali come la metalmeccanica legata alle costruzioni».

Se la diagnosi è di piena recessione, qual è la cura?
"Puntare sulle specializzazioni che le nostre filiere hanno dimostrato di possedere. Continuiamo a spingere sull’export, forti della nostra specializzazione, unita alla flessibilità e al dinamismo che caratterizzano il nostro sistema, fondato anche sulle Pmi. Considerando come fattore strategico il legame con la nostra forza lavoro: non è un caso che anche il contratto collettivo ponga la persona al centro".

Che cosa vi aspettate dal governo e dalla politica?
"Attenzione massima verso i settori che tirano. Ci fa male, invece, sentire parlare di tassazione aggiuntiva nei confronti delle automobili, o di gravami ulteriori sulla plastica. I settori che si trovano ora in difficoltà, infatti, sono quelli che andrebbero aiutati e non ulteriormente depressi, generando incertezza".

La finanziaria non vi soddisfa?
"Molti aspetti della manovra deprimono settori che già stanno soffrendo. Non basta. Da sempre Confindustria chiede la riapertura dei cantieri, peraltro già finanziati. Ma non sembra accadere. E invece tutti i Paesi industrializzati nei momenti critici dei mercati internazionali cercano di stimolare il mercato interno attraverso le opere infrastrutturali. Sarebbe una molla economica per rilanciare il Paese".

Il caso Ilva vi riguarda in modo diretto. Come se ne esce?
"Il governo dovrebbe ribadire la centralità del settore siderurgico, alla base della metalmeccanica che è la catena manifatturiera più importante per l’Italia. Negoziando con ArcelorMittal tutto il necessario secondo gli accordi precedentemente presi, senza alcun alibi, perché è un soggetto che ha la capacità di investire e risolvere, o almeno alleviare, i gravi problemi che lo stabilimento di Taranto ha dimostrato di avere".

Lo scudo penale doveva/dovrebbe essere mantenuto?
"La tematica legata allo scudo penale era già parte dell’accordo con i commissari, precedentemente all’investimento di ArcelorMittal. Lo scudo è da ripristinare immediatamente. Tanto più che Arcelor è un player di importanza mondiale e c’è un tema di rischio reputazionale per l’Italia. Un Paese che altera gli accordi su questioni così importanti, mette a repentaglio la propria credibilità presso i grandi investitori, che si muovono in dinamiche di scala globale".