In molti stanno cercando di stimare le conseguenze economiche del coronavirus, ma l’impresa appare impossibile per la semplice ragione che nessuno sa quanto durerà e quale gravità presenterà. Si sanno però almeno due cose. Il primo trimestre 2020 si presenterà negativo, almeno nella misura dell’1 per cento. E poiché anche il quarto 2019 era stato negativo, siamo di fatto in recessione. I più ottimisti pensano a un ritorno alla normalità in primavera e stimano un 2020 negativo solo nella misura dello 0,2 per cento. In realtà, non sarà proprio così, i tempi sembrano più lunghi. Inoltre, c’è un aspetto al quale non si potrà sfuggire: molti settori economici hanno già subito danni fortissimi. Altri conosceranno cadute rilevanti. Tutto questo richiederà aiuti e sostegni da parte dello Stato, se si vorrà ripartire. All’inizio il governo aveva stanziato 3,6 miliardi, poi 7,5. Salvini chiede l’abolizione totale delle imposte per tutto il 2020: circa 700 miliardi di entrate in meno.

Senza dare retta a queste sciocchezze propagandistiche, è ovvio che allo Stato questa disgrazia alla fine costerà qualcosa. Probabilmente fra i 50 e i 100 miliardi. Soldi che non abbiamo e che quindi potranno venire solo dai debiti. Fmi e Ue un po’ aiuteranno, ma anche da quelle parti i soldi non abbondano e poi va considerato che nei guai c’è mezzo mondo. Le banche centrali di tutti i paesi stanno facendo scendere i tassi, ma è una mossa disperata: quando arriveranno le richieste vere, i tassi risaliranno. Un’alternativa potrebbe essere quella di stampare moneta in quantità gigantesche, ma questo ci porterebbe a un’inflazione terribile, dopo decenni passati appunto a liberarsi da questo flagello. In conclusione, non esistono soluzioni miracolose: da questa vicenda, ammesso che si riesca a uscirne presto, alla fine ci ritroveremo tutti più indebitati. E i debiti significano interessi più alti, nel complesso, da pagare. Se all’orizzonte vedo nuvole nere piene di nuove imposte, probabilmente non sbaglio.