Un medico, foto generica (Germogli)
Un medico, foto generica (Germogli)

Roma, 11 luglio 2019 - L'allarme sulle pensioni quota 100, i medici dell'Anaao Assomed, l'avevano lanciato già nell'ottobre scorso, quasi un anno fa. E sono stati facili profeti: tra dottori, infermieri e altri operatori sanitari sono già migliaia quelli che hanno appeso il camice al chiodo approfittando della possibilità di anticipare di qualche anno l'età della pensione. Un trend in crescita, che rischia - questo è il punto - di svuotare le corsie degli ospedali, con ovvie e preoccupanti ricadute sulle prestazioni sanitarie.

Stavolta a lanciare l'allarme è la Fiaso, la federazione delle aziende ospedaliere. Al tavolo sul Patto per la Salute il presidente Carlo Ripa di Meana ha tirato fuori i suoi dati: "Quota 100 rischia di far aumentare del 24% i pensionamenti anticipati del personale sanitario - ha sottolineato - accentuando le criticità già esistenti e mettendo in discussione l'offerta assistenziale, al punto da porre le aziende sanitarie nella condizione di dover individuare soluzioni per scongiurare l'interruzione di pubblico servizio".

Secondo un'indagine condotta dalla Federazione su oltre il 50% delle aziende sanitarie pubbliche, siamo di fronte a un significativo aumento dei prepensionamenti, in particolare tra gli amministrativi (+33%), gli operatori socio-sanitari (+26%) e gli infermieri (+20%). Ma anche ai medici piace "Quota 100", tanto da segnare un +16% dei prepensionamenti.

A maggio via quasi seimila

A maggio 2019 se ne sono andati in pensione, secondo la ricerca, 5.325 operatori, di cui 682 medici, 1.009 infermieri, 352 operatori socio sanitari, 1.070 amministrativi, 2.212 altri, soprattutto tecnici. A questi si aggiungono i pensionamenti dovuti a Opzione donna, che sempre a maggio 2019 sono risultati 589, di cui 36 medici, 189 infermieri, 40 Operatori socio sanitari, 11 amministrativi, 243 altri. 
Il 30% dei pensionamenti del 2019 - sottolineano gli esperti Fiaso - è dovuto a Quota 100 e Opzione donna. 

Le proposte delle aziende ospedaliere

Ripa di Meana spiega cosa si dovrebbe fare: "Nel breve riteniamo necessario l'aggiornamento del percorso di specializzazione, consentendo anche alle aziende sanitarie di stipulare direttamente ulteriori contratti rispetto a quelli banditi annualmente dalle Università. In secondo luogo, in caso di oggettiva impossibilità a garantire i servizi, abbiamo proposto la stipula di incarichi libero-professionali per il periodo strettamente necessario, ricorrendo a medici in quiescenza o abilitati alla professione anche se non ancora specializzati".

La situazione degli infermieri

Tra gli infermieri, ha evidenziato un altro studio Fiaso, c'è anche una certa delusione per il proprio lavoro. Il 52% dei neo assunti e il 38% dei 'senior' vorrebbe cambiare azienda per condizioni e guadagni migliori anche se giudicano gratificante la propria attività il 51% dei senior e il 67% dei neoinseriti. 
"Lo studio Fiaso -  commenta Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini degli infermieri (Fopi) - conferma una realtà già da tempo ben conosciuta da chi lavora e da chi gestisce i servizi, l'assoluta importanza del lavoro dei professionisti perché il sistema funzioni e l'altrettanto assoluta necessità di interventi che rompano la routine ormai consolidata di allineamento verso il basso senza riconoscimenti di competenze, specializzazioni e meritocrazia".