La linfa della Pycnandra acuminata
La linfa della Pycnandra acuminata
Un pieno di alberi per far andare le auto elettriche? La natura, da sempre, ci riserva sorprese che difficilmente riusciremmo anche solo a immaginare. Per esempio: avreste mai pensato che coltivare piante potrebbe fruttare una miniera d’oro? E che l’agricoltura può anche servire all’estrazione dei minerali più preziosi e ricercati sulla Terra? Difficile da credere, eppure è così. Ma procediamo con ordine. Lo scienziato Alan Baker qualche anno fa ha scoperto nelle Filippine un albero che "sanguina" una linfa verde fluorescente. Incuriosito da quel liquido, il professore ne ha estratto un campione per analizzarlo. Il risultato? Quella sostanza presente nell’albero Phyllanthus Balgooyi era...

Un pieno di alberi per far andare le auto elettriche? La natura, da sempre, ci riserva sorprese che difficilmente riusciremmo anche solo a immaginare. Per esempio: avreste mai pensato che coltivare piante potrebbe fruttare una miniera d’oro? E che l’agricoltura può anche servire all’estrazione dei minerali più preziosi e ricercati sulla Terra? Difficile da credere, eppure è così. Ma procediamo con ordine.

Lo scienziato Alan Baker qualche anno fa ha scoperto nelle Filippine un albero che "sanguina" una linfa verde fluorescente. Incuriosito da quel liquido, il professore ne ha estratto un campione per analizzarlo. Il risultato? Quella sostanza presente nell’albero Phyllanthus Balgooyi era composta da circa il 9% di nichel, uno degli elementi fondamentali nella produzione di acciaio, di batterie riciclabili e di batterie a ioni di litio, utilizzate nella maggior parte delle auto elettriche. Una scoperta sensazionale, anche perché da quella ricerca il professor Baker riuscì a capire che quell’albero pieno di nichel non era l’unico a contenere minerali nella sua linfa.

Nel mondo, infatti, esistono anche altri alberi cosiddetti "iperaccumulatori" di vari elementi, dal cobalto, allo zinco, al manganese, e perfino all’oro. In Australia alcuni scienziati trovarono delle particelle d’oro negli alberi e nelle foglie di eucalipto. Per capire da dove proveniva quel metallo, i ricercatori condussero un esperimento in serra, facendo crescere delle piante di eucalipto in un terreno in cui erano state inserite delle pepite d’oro. Scoprirono che le radici delle piante assorbivano quell’oro. Dopo queste ricerche, gli studiosi hanno iniziato a chiedersi se era possibile far diventare l’agromining – così è stato chiamato il processo di "coltivazione" dei minerali – un business. I ricercatori australiani, tuttavia, hanno stimato che delle circa 300400mila specie di piante conosciute sulla Terra, solo circa 700 hanno proprietà iperaccumulanti. E per estrarre i minerali, è necessario far essiccare e poi incenerire gli arbusti.

Nel mondo, quindi, la commercializzazione dell’agromining non si è mai molto sviluppata. In Malesia, un’azienda ha avviato una serra che coltiva alberi iperaccumulatori di nichel. La loro resa è promettente: all’anno riescono a estrarne circa 200300 chilogrammi. E sempre in Malesia, nel parco patrimonio Unesco del Kinabalu, gli abitanti locali coltivano la Phyllanthus rufuschaneyi, una pianta ricchissima (fino al 25%) di nichel, che poi viene rivenduto. A quanto? Da un acro di nichel gli abitanti della Malesia riescono a ricavare fino a 3.800 dollari. E anche nel Pacifico, nell’isola di Nuova Caledonia, è stato scoperto che la rarissima pianta Pycnandra acuminata (i francesi usavano chiamarla più semplicemente sève bleue, linfa blu) era ricchissima di nichel.

E in Europa? L’agromining è stato testato in Francia, Grecia e anche in Italia. In Toscana sono stati fatti degli esperimenti sul pioppo e il salice, piantati su rifiuti di pirite contaminati da arsenico. Tuttavia, la quantità di arsenico che i ricercatori sono riusciti a recuperare non è stata considerevole.

Pochi hanno fatto dell’agromining un vero commercio, nonostante i ricercatori sottolineino l’elevato potenziale di benefici che questa tecnica può fruttare. Il numero delle tradizionali miniere potrebbe ridursi e si potrebbe inoltre trovare una soluzione sostenibile a quella carenza di materie prime che negli ultimi mesi sta tenendo il mondo in scacco, dall’automotive agli industriali. Chi lo avrebbe mai detto.