Tutti si chiedono, come è ovvio, quanto sarà pesante la crisi economica in arrivo. La risposta più sincera è che non lo sa nessuno. Troppe le variabili in gioco. Se si dovesse arrivare alla pandemia (ma sembrerebbe escluso) si avrebbe una recessione mondiale della durata di alcuni anni. In più ci sono domande per le quali non abbiamo ancora le risposte. Tipo: la Cina che per molti anni è stata uno dei motori trainanti della congiuntura, fino a quando rimarrà isolata dal mondo? L’Africa, altro motore, riuscirà a evitare di cadere nella trappola del coronavirus? E l’Europa riuscirà a liberarsi dal panico nel quale sembra essere scivolata? Fino a qualche giorno fa i maggiori esperti internazionali stimavano il calo del Pil mondiale nella misura (in fondo accettabile) dello 0,2-0,3 per cento. Oggi sono meno sicuri. L’unica cosa certa è che la scossa ci sarà, e non sarà lievissima.

L’Italia, che viaggiava sul bordo della crescita zero, può già essere considerata in recessione, lieve, ma pur sempre recessione. Intere regioni, a Milano in particolare, risultano come paralizzate. Il caso italiano è poi particolare. Anche prima dell’arrivo del coronavirus, le nostre prospettive di crescita erano modestissime, sotto l’1 per cento per una decina di anni. In queste condizioni una vera ripresa appare assai problematica. Il governo ha promesso misure molto forti, ma c’è da farci poco conto perché i soldi non ci sono. L’unica misura che si potrebbe davvero prendere, e che non costa niente, sarebbe quella di varare un’ondata di liberalizzazioni straordinaria. Ma qui scatta il ricatto delle varie corporazioni (grandi e piccole) che non vogliono le liberalizzazioni. È sempre stato così. E la crisi in arrivo non farà che aumentare il desiderio di protezione. Nei prossimi mesi, quindi, più che varare grandi misure di sostegno all’economia (per le quali mancano i soldi) lo Stato dovrà stare attento ai propri conti e a non sforare troppo. L’Unione europea ha già promesso che ci sarà concessa maggiore flessibilità, e questo è già un invito a spendere. Come se ne avessimo bisogno.