14 apr 2022

Putin sfida la Ue sul gas russo. Ma la partita dell'embargo ora si gioca sul petrolio

Lo zar: "Impossibile sostituire il nostro gas". Ue divisa: Germania, Olanda e Austria contro l'embargo. Intanto ad Amsterdam le quotazioni toccano il minimo dall'inizio della guerra in Ucraina. Schizza, invece, il prezzo del greggio

Roma, 14 aprile 2022 - "Adesso non c'è possibilità di sostituire il gas russo in Europa". Non ha dubbi, Vladimir Putin. E lancia la sua sfida: è convinto che un possibile embargo da parte dell'Unione Europea farebbe male, malissimo, ai Paesi membri. Il braccio di ferro continua, una guerra di nervi iniziata con il decreto per il pagamento del gas in rubli. E proseguita a suon di dichiarazioni, via via più minacciose. Nel frattempo, crolla il prezzo del gas sul mercato di Amsterdam. Sale invece quello del petrolio: secondo il New York Times, Bruxelles avrebbe nei piani uno stop dell'import da Mosca. Non sarà anunciato prima del 24 aprile, data del ballottagio in Francia, per evitare che ripercussioni sui prezzi favoriscano Marine Le Pen nella corsa all'Eliseo. Sul fronte politico, un possibile embargo del gas divide l'Europa. L'Italia si muove, ma è polemica su eventuali accordi con l'Egitto. Ecco il punto della situazione.

Un operaio al lavoro sul gasdotto che porta il gas in Italia (Ansa)
Un operaio al lavoro sul gasdotto che porta il gas in Italia (Ansa)

Sommario

Putin

Ancora oggi lo zar ribadisce come "gli attacchi dei partner europei sul rifiuto delle forniture di risorse energetiche russe destabilizzano la situazione e fanno salire i prezzi". Quindi accusa le banche occidentali: "Ci sono mancati pagamenti sulle consegne di risorse energetiche russe". Allo stesso tempo, il leader del Cremlino invoca per il suo Paese una "nuova strategia energetica entro la metà di settembre" che vada fino al 2050. Un messaggio chiaro: Mosca è pronta a investire e a 'legarsi le mani', mettendo spalle al muro chi deciderà di approvvigionarsi altrove, o in altro modo. Putin rilancia: "Dobbiamo garantire la costruzione di nuovi oleodotti e gasdotti dai giacimenti della Siberia occidentale e orientale" e "accelerare l'attuazione di progetti infrastrutturali - ferrovie, oleodotti, porti - che consentiranno di reindirizzare le forniture di petrolio e gas dall'Ovest verso i promettenti mercati del sud e dell'est già nei prossimi anni". Bisogna "preparare insieme alle compagnie petrolifere e del gas il piano di espansione delle infrastrutture di esportazione verso l'Africa, l'America Latina e l'Asia-Pacifico". Tradotto: se arriva l'embargo dall'Europa, troveremo altri partner. Che siano equivalenti, è tutto da dimostrare. La velocità con cui Putin alza i toni potrebbe nascondere anche una certa debolezza. Come è vero - parole della presidente della Bce Christine Lagarde - che la sanzioni su gas e petrolio russo avrebbero "un impatto sostanziale sull'economia" europea, lo è altrettanto che la Russia vedrebbe sparire dalla sera alla mattina un imponente volume di entrate. Si parla di 400 milioni di euro al giorno di incassi sul metano venduto in Europa. E mentre per la Russia lo stop ai pagamenti sarebbe immediato, i Paesi Ue - con l'estate davanti - almeno nei primi 3-4 mesi potrebbero attutire il colpo. 

Il prezzo del gas

Nonostante le minacce di Putin,  il prezzo del gas oggi è crollato. I future sul mercato di Amsterdam - riferimento europeo per il metano - hanno terminato in forte calo. Le contrattazioni sono scese del 9,2% a 95,62 euro al megawattora, il livello più basso dall'inizio della guerra in Ucraina. Le parole del presidente russo secondo i mercati non lasciano intendere una imminente chiusura dei rubinetti.  Ma soprattutto "la domanda di energia è bassa, non c'è nessuna fretta di coprire la calma del trading nel weekend pasquale", ha commentato a Bloomberg, Tim Partridge, capo del trading energetico a Db Group Europe. Gli operatori restano focalizzati sulla partita tra la Russia e l'Europa, il punto è che si apre una stagione in cui inevitabilmente la richiesta è destinata a calare. Se terremoto sarà, insomma, le conseguenze più pesanti probabilmente non si vedranno per mesi. 

Petrolio

La vera partita dell'embargo, al momento, sembra invece giocarsi sul petrolio.  La Commissione europea è al lavoro su una bozza per impedire le forniture di greggio russo. Anche se la notizia non è ancora ufficiale le principali società mondiali stanno già pianificando di ridurre gli acquisti di greggio e carburante dalle compagnie petrolifere controllate da Mosca, per evitare di cadere in fallo nel momento in cui le sanzioni dell'Unione europea saranno annunciate. E lo scenario ha già oggi riflessi importanti sui mercati: vola il prezzo del petrolio, con il greggio Wti cjhe guadagna l'1,2% a 105,5 dollari al barile, il Brent torna sopra i 110 dollari al barile a 110,35 (+1,42%). 

Secondo il New York Times, che cita fonti di Bruxelles, l'Ue si starebbe muovendo verso l'adozione di un divieto graduale progettato per dare alla Germania e ad altri Paesi il tempo di organizzare fornitori alternativi. L'approccio sarebbe lo stesso adottato per l' embargo al carbone, approvato la settimana scorsa, che prevede un periodo di transizione di quattro mesi.  Lo stop all'import petrolifero non sarà sottoposto a negoziazione tra gli Stati membri dell'Ue prima del ballottaggio delle elezioni francesi, il 24 aprile, per garantire che l'impatto sui prezzi del gas non aiuti la candidata di destra, Marine Le Pen.

Europa divisa

L'embargo totale chiesto dal Parlamento Ue una settimana fa sembra non trovare al momento grande favore in Europa. A cominciare dalla Germania, dove l'istituto Ifo ritiene che, se allo scenario attuale si aggiungesse uno stop alle forniture di gas russo, il Paese entrerebbe l'anno prossimo in una fase di "acuta" recessione. Il Pil, infatti, nel 2022 crescerebbe solo dell'1,9% (+2,7%, già rivisto al ribasso nella stima attuale, a bocce ferme) e diminuirebbe del 2,2% nel 2023 (invece di crescere del 3,1%). Per l'Austria un embargo del gas russo al momento "non è possibile", ha dichiarato il cancelliere Karl Nehammer secondo cui Vienna non sarebbe l'unica a non essere d'accordo con una strategia simile. Tra i Paesi contrari c’è sicuramente l'Olanda di Mark Rutte.

La Commissione europea, intanto, sta lavorando a un'indicazione di natura tecnica per lo società europee sulla richiesta di pagare il gas in rubli da parte del Cremlino. Nulla è ancora stato ufficializzato, ma pare che la linea sia quella di vietare alle imprese coinvolte qualsiasi aggiramento delle sanzioni imposte da Bruxelles, compreso il pagamento in moneta russa.

Italia

L'impatto dell'embargo del gas russo sull'Italia sarebbe significativo. Soprattutto nel primo anno che "potrebbe essere il più delicato", diceva qualche giorno fa il ministro per la Transizione Ecologica, Roberto Cingolani. E non tanto "nei primi 3-4 mesi", sosteneva, quanto - prevedibilmente - con il sopraggiungere della stagione fredda. Gennaio, febbraio e marzo sono mesi in cui il consumo energetico "è circa il doppio" rispetto al periodo estivo. 

Secondo Cingolani è "ragionevole" pensare che in 24-36 mesi si possa raggiungere la totale indipendenza dal gas russo (secondo Chicco Testa ci voranno 5 anni). La corsa contro il tempo riguarda principalmente lo stoccaggio. Bisogna creare o adattare infrastrutture in grado di conservare 12 miliardi di metri cubi (più 4 di emergenza). E non è cosa da poco. L'anno scorso da Mosca abbiamo importato 29 miliardi di metri cubi, il 38% circa del nostro fabbisogno. Draghi giorni fa è andato in missione in Algeria, firmando accordi per 9 milioni di metri cubi. Tre subito e sei nel 2023. Non sarà l'unica intesa che il Governo intende siglare, mentre monta il caso Egitto. Non è un mistero che l'Italia guardi ad Al-Sisi per aumentare le forniture di gas naturale. Ma una buona parte della maggioranza, Pd in primis, non vede di buon occhio un dialogo con Il Cairo. "Sarebbe come passare dalla padella alla brace", dichiara la dem Laura Boldrini. 

E anche sull'embargo stesso la politica si divide: "Embargo subito", invoca il Pd per voce del segretario Enrico Letta che chiede oggi un "tetto" al prezzo del gas a livello europeo. Favorevole allo stop delle forniture da Mosca anche il Movimento 5 Stelle, come conferma Giuseppe Conte che suggerisce a Draghi di "premere per arrivare ad un Energy Recovery Fund". Sullo sfondo sempre i timori di una recessione che, post Covid, rappresenterebbe una mazzata difficile da superare. Secondo il leghista Massimiliano Romeo, capogruppo del Carroccio al Senato, la nostra economia non riuscirebbe a sopravvivere senza il gas russo. "Ci vogliono almeno 7-8 anni" per arrivare all'autonomia, sostiene a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, "fare un embargo al gas russo da domattina vuol dire sostanzialmente far fallire la nostra economia". 

 

 

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?