Il premier Conte e il ministro dell'Economia Tria (LaPresse)
Il premier Conte e il ministro dell'Economia Tria (LaPresse)

Roma, 6 giugno 2019 - Con il sì della Comissione Ue alla procedura di infrazione per l'Italia, il governo deve correre ai ripari. La decisione finale su un eventuale commissariamento dell'economia italiana e ritorno all'austerity spetta agli Stati membri dell'Unione. Decisione che deve essere presa dai ministri dell'Ecofin entro il 9 luglio: c'è tempo dunque fino a quella data per evitare il peggio. Ora l'Europa aspetta che l'Italia cambi rotta e riporti le stime di bilancio in linea con le attese: l'esecutivo italiano esclude però che ci saranno manovre correttive. Vedremo come risolverà l'impasse. Intanto ecco quello che ci chiede Bruxelles. 

Procedura d'infrazione, cosa succede ora e quali sono i rischi per l'Italia

Testi a cura di CLAUDIA MARIN 

TASI - Una delle ossessioni di Bruxelles riguarda la casa: per i commissari europei il governo dovrebbe tornare alla tassazione sulla casa introdotta dal governo Monti (Imu-Tasi anche sulla prima casa, senza sconti). Non solo. Nel pacchetto di interventi caldamente "consigliati" da Bruxelles è inserito anche il pressante invito a rivedere gli estimi catastali del patrimonio immobiliare privato italiano, per adeguarli a quelli di mercato. Il che avrebbe l’effetto, anche allo stato delle regole attuali della tassazione sulla casa, di far raddoppiare gli oneri fiscali. Per Confedilizia, l’attuale sistema di tassazione sulla casa produce un gettito di circa 40 miliardi di euro l’anno. Con le indicazioni europee, si potrebbe arrivare anche al triplo. Il che vuol dire che per le famiglie italiane saremmo di fronte a una patrimoniale senza precedenti. E il tema della patrimoniale (non solo sugli immobili) torna sottotraccia nel complesso delle raccomandazioni delle Commissioni, laddove si punta l’indice sull’esigenza di ridurre drasticamente il debito pubblico anche attraverso interventi straordinari.

IVA - Non è esplicitamente nominato, ma l’aumento dell’Iva costituisce il grande obiettivo dei commissari di Bruxelles. La ragione? È automatico e garantisce un incremento certo del gettito. Peccato che deprima i consumi. Nella legge di Bilancio, del resto, sono state inserite clausole automatiche che, in assenza di disinnesco attraverso coperture, prevedono che l’Iva ordinaria sia destinata a salire dal 22 al 25,2% dal 2020 (e poi al 26,5% dal 2021), mentre per quella al 10% si prevede un rialzo al 13%. Ebbene, se dal primo gennaio 2020 scattasse l’adeguamento previsto le famiglie italiane pagherebbero fra i 538 e i 900 euro di tasse in più ogni anno. Ma la stangata, in alcune aree del Paese, potrebbe anche superare i 1.200 euro. In compenso, l’operazione porterebbe all’erario 23 miliardi di euro. Consumatori un po’ meno spremuti col progetto di aumentare l’imposta solo di un punto percentuale: l’Iva ordinaria passerebbe dal 22 al 23% e quella intermedia dal 10 all’11%. Analoga considerazione per la tersa ipotesi, quella di un aumento selettivo, voce per voce.

PENSIONI - la raccomandazione-diktat della Commissione in materia previdenziale: abolire Quota 100 e rimettere in funzione le norme più strette della legge Fornero. Ai commissari di Bruxelles, ma anche agli economisti dell’Ocse e del Fmi, non è mai andato giù l’intervento sulle pensioni di marca giallo-verde. La possibilità di andare via con 38 anni di contributi e almeno 62 anni di età è sempre stata giudicata un grave allentamento della disciplina rigida della riforma Fornero, "un passo indietro rispetto alle precedenti riforme, che peggiora la sostenibilità delle finanze pubbliche nel medio termine", si legge nel documento. Ma non basta: secondo la Commissione, il governo deve reintrodurre l’indicizzazione dell’età pensionabile alle aspettative di vita e deve intervenire sulle pensioni retributive più alte. In sostanza, si chiede il ricalcolo contributivo delle pensioni e il riaggancio completo dei pensionamenti alla speranza di vita.

ONERI - Uno dei capitoli-chiave delle richieste riguarda il lavoro. Oltre alla lotta al lavoro nero e a una maggiore flessibilità nelle regole del mercato del lavoro, la principale richiesta di Bruxelles è la riduzione del cuneo fiscale e contributivo e, dunque, delle tasse e dei contributi che gravano su imprese e lavoratori. E che fanno sì che tra la retribuzione lorda e quanto finisce in tasca ai lavoratori vi siano distanze abissali. Un taglio richiesto anche da sindacati e imprese, lo stesso governo ne ha parlato: la cosiddetta flat tax, del resto, agirebbe nella direzione della riduzione anche della tassazione sul lavoro dipendente. Il problema, però, è che, nello stesso documento, i commissari europei avvisano che l’Italia non ha "spazio di bilancio" per tagliare le tasse. Anzi. Il senso della raccomandazione è che il cuneo va tagliato, ma a condizione di tagliare spese pubbliche o detrazioni fiscali e non di finanziarlo in deficit.

image