Il presidente della Bce Mario Draghi e il ministro dell'Economia Giovanni Tria (Ansa)
Il presidente della Bce Mario Draghi e il ministro dell'Economia Giovanni Tria (Ansa)

Roma, 7 giugno 2019 - Le carte sono riservatissime, come in tutte le partite che si rispettino, ma gli sherpa dell’Economia hanno pronto più di un pacchetto di interventi, per comporre il puzzle della sempre più inevitabile manovra-bis, da utilizzare nel negoziato (del premier Conte e di Giovanni Tria) con Bruxelles e con gli altri partner europei per evitare la procedura d’infrazione. O, come avvisano da Moody’s, per scongiurare la reazione dei mercati. E così, proprio mentre l’agenzia di rating – come lo stesso governatore Mario Draghi – boccia i mini-bot e invoca un credibile programma di riduzione del debito, nei variegati menù per arrivare a 3,5-5 miliardi di euro, a seconda dei casi, rientrano i circa 2-2,5 miliardi di euro di risparmio derivanti dalla minore spesa per quota 100 e reddito di cittadinanza, così come i 2 miliardi di tagli lineari automatici ai budget dei ministeri previsti dalla legge di Bilancio.

Ma nelle ipotesi  in cantiere non mancano né il possibile ritocco dell’Iva di un punto nei prossimi mesi né l’incremento delle entrate (più 8 per cento) che si sta registrando per effetto della fatturazione elettronica. Senza contare che rimane in bilico l’aumento di 2 miliardi del fondo sanitario nazionale, una posta che è stata al centro dell’ultima contesa alla Conferenza Stato-regioni, con opposizione e sindacati sul piede di guerra in chiave anti-tagli.

È vero, infatti, che la bozza del nuovo Patto per la Salute, inviato dal ministero alle regioni, contempli l’abolizione del super-ticket, la gabella di 10 euro a ricetta che pesa sulle tasche di molti italiani. Così come la proposta d’introdurre una revisione complessiva del sistema ticket e l’utilizzo degli specializzandi in medicina, per fronteggiare la carenza di medici. Ma è altrettanto vero che l’aumento delle risorse previste per la sanità potrebbe essere messo in discussione. Né basta la rassicurazione del ministro Giulia Grillo: "Tagli alla Sanità? Dovranno passare sul mio corpo".

I 19 articoli del testo ridefiniscono le linee che indirizzeranno la sanità nei prossimi anni. Ma quello su cui non possono offrire certezze è l’effettiva disponibilità delle risorse per il Fondo sanitario nazionale, previsto, secondo l’ultima manovra, di 116,4 miliardi per il 2020 e a 118 miliardi nel 2021. Aumento che potrebbe esser modificato "in relazione al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica e a variazioni del quadro macroeconomico".

Dunque, anche i 2 miliardi della sanità sono nelle carte di riserva da impiegare nel braccio di ferro con l’Europa. Scontro sul quale ieri sono intervenuti Draghi e gli economisti dell’agenzia di rating Moody’s: le previsioni del governo giallo-verde "mancano di credibilità". Da qui, il siluramento dell’idea leghista dei mini-Bot.

"O sono valuta, e quindi sono illegali, oppure sono debito", insiste Draghi. Il solo fatto che i mini-bot siano affiorati nel dibattito pubblico, oggetto di una mozione alla Camera votata all’unanimità, pesa sul giudizio di affidabilità del debitore-Italia, incalzano da Moody’s. Perché è "un primo passo verso la creazione di una valuta parallela e la preparazione dell’uscita dell’Italia dall’Eurozona".

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