I clienti sono più di mille e prestigiosi: spiccano, tra gli altri, Pininfarina, Piaggio, De Longhi, Bticino, Vimar, Barrovier & Toso, Teddy, Gruppo Miroglio e Dainese. Prisma Tech, realtà nata a Bologna nel 2004, quartier generale a Casalecchio di Reno e maggioranza azionaria veneta, è una società di software e servizi che accompagna le aziende nei percorsi di innovazione, sviluppo dei prodotti e digitalizzazione dei processi. Portandole nel futuro con l’ausilio della tecnologia.

I settori di riferimento sono il manifatturiero, l’automobilistico, il comparto dei prodotti di consumo, ma anche i macchinari industriali, gli impianti, l’arredamento e – in grande crescita – l’industria della moda. Prisma Tech chiuderà il 2020 con un fatturato di circa 15 milioni di euro, in aumento del 30% rispetto all’anno scorso. "Un incremento considerevole – spiega l’ad Giuseppe Donanzan (nella foto in basso) – nell’ambito di un percorso di sviluppo che proseguirà. Anche per il 2021 le prospettive sono positive e prevediamo una crescita a due cifre".

La pandemia non ha rallentato l’attività dell’azienda emiliana, al contrario ha dato un’ulteriore spinta al bisogno di innovazione in settori come la meccanica e la moda. "In quest’ultimo – osserva Donanzan – siamo stati i pionieri in Europa dal 2013 e da qualche anno si è fatta strada la consapevolezza di quanto il digitale sia importante". Tanto che, proprio nella moda, Prisma Tech vede i maggiori margini di sviluppo. "È l’ultimo dei comparti manifatturieri che sta passando al 3D, che è un pilastro fondamentale per l’Industria 4.0. Avere un approccio digitale significa prima di tutto prendere in considerazione questi strumenti, che accelerano il processo di sviluppo dei prodotti e garantiscono anche una prototipazione in ottica ecosostenibile. In passato si prevedevano due main collection all’anno, primavera-estate e autunno-inverno, oggi le collezioni sono mensili o addirittura settimanali nel fast fashion. L’innovazione – dice l’ad – è fondamentale proprio per accelerare lo sviluppo delle collezioni e coinvolgere i clienti sin dall’inizio. Noi siamo impegnati nelle nuove tecnologie".

Dal consolidamento del 3D per le collezioni alla prototipazione attraverso macchinari per la manifattura additiva, fino al miglioramento dell’esperienza della clientela a partire dai configuratori online. "Un’altra frontiera sarà nello sviluppo di veri e propri negozi digitali immersivi in cui gli utenti possono fare esperienze di acquisto virtuale. Possiamo già contare sulla tecnologia di base, la stiamo affinando". La crescita di Prisma Tech continuerà "anche perché proseguirà il nostro impegno in innovazione, lavoriamo sui processi industriali. È possibile che in alcuni settori, a causa della crisi, si riduca il budget per le nuove tecnologie. Ma nessuno può smettere di innovarsi".

Le principali partnership dell’azienda che conta una cinquantina di dipendenti e ha filiali a Padova e Milano sono con Autodesk, leader mondiale nello sviluppo di soluzioni Cad e Plm, Clo Virtual Fashion, società che sviluppa software per il settore moda, Stratasys, produttore mondiale di stampanti 3D e Hp, brand di workstation professionali. "I primi passi li abbiamo mossi nella meccanica, poi siamo entrati nel settore automobilistico e a seguire in altri comparti. L’obiettivo è quello di fornire le tecnologie all’avanguardia e il supporto di tecnici esperti alle aziende che decidono di innovarsi". Ed ecco che Prisma Tech promuove l’innovazione attraverso interventi "complementari e adattabili alla realtà del singolo cliente", come l’implementazione di sistemi hardware e software, la formazione dei team aziendali e la consulenza personalizzata.

L’azienda lavora soprattutto con realtà del manifatturiero che intendono utilizzare strumentazioni e metodi per sviluppare concetti produttivi basati su modelli digitali 3D. ‘The Future of Making’ è il motto su cui si fonda l’attività: vuol dire rispondere alle richieste del mercato in tempi rapidi con una produzione snella e personalizzata secondo le esigenze del cliente. Con l’innovazione come comune denominatore.

Giuseppe Catapano