Nel tondo a sinistra Alessandro Aspesi, country head Italia di Columbia Threadneedle Investments
Nel tondo a sinistra Alessandro Aspesi, country head Italia di Columbia Threadneedle Investments

Pentiti delle scelte fatte in passato, preoccupati e un po’ pessimisti sul futuro. Sono così oggi i risparmiatori italiani dopo la crisi del Coronavirus, che certo ha lasciato e lascerà il segno sul bilancio di molte famiglie. A dirlo è una recente ricerca della casa di gestione internazionale Columbia Threadneedle Investments, che ha voluto far luce sulle incertezze dei nostri connazionali in questa fase di shock da pandemia. L’indagine, oltre a evidenziare molte criticità, fa emergere però anche alcuni aspetti positivi, in particolare una maggiore consapevolezza tra i risparmiatori della necessità di pianificare meglio i propri investimenti.

Attualmente, secondo le rilevazioni di Columbia Threadneedle, quasi due terzi (65%) degli italiani si dichiarano pentiti delle scelte di investimento adottate prima che la crisi colpisse. Tale rammarico appare più diffuso tra i giovani di età compresa tra il 25 e i 34 anni (78%) mentre la quota dei "pentiti" si abbassa al 48% tra chi ha superato i 65 anni. Tra i rammarichi più diffusi, c’è quello di non avere appunto un piano finanziario adeguato (nel 31% dei casi), mentre circa una persona su nove (11%) si è resa conto di essersi posta un orizzonte temporale troppo breve.

Tuttavia, poiché non tutto il male viene per nuocere, c’è la speranza che molti risparmiatori facciano tesoro dei propri errori: il 40% dei nostri connazionali, sempre secondo la ricerca di Columbia Threadneedle, dichiara infatti di voler investire in futuro con maggiore diversificazione, cioè con un portafoglio più equilibrato, capace di dosare bene rischi e opportunità, proteggendo la ricchezza dalle perdite quando i mercati sono in una fase calante. Inoltre, se è vero che il 44% degli intervistati dice di essere più avverso al rischio, la maggioranza assoluta (51%) sta valutando nuove opportunità di investimento mentre il 42% darà maggior valore e spazio alla consulenza finanziaria. Con l’arrivo della crisi, insomma, sembra farsi strada tra le famiglie una maggiore propensione ad affidarsi a dei professionisti per la gestione del patrimonio, evitando così le insidie e i guasti del fai da te.

"Le crisi offrono sempre delle opportunità – dice Alessandro Aspesi, country head Italia di Columbia Threadneedle Investments – Come dimostra la nostra indagine, sulla scia della crisi da Coronavirus molti risparmiatori stanno oggi rivedendo il proprio approccio alle scelte di investimento e anche quei comportamenti potenzialmente controproducenti". Si tratta dunque di un segnale di cambiamento in uno scenario in cui la gestione professionale dei risparmi non sembra ancora trovare grande spazio. Attualmente, infatti, soltanto il 13% degli investitori italiani si è già approcciato o intende confrontarsi a breve con un consulente professionale e il 17% si dichiara restio a pagare per avere un servizio di questo tipo.

Non c’è dunque da stupirsi se nel nostro Paese ci sono ben 1.600 miliardi di euro che non sono investiti, cioè giacciono infruttiferi sui conti correnti in banca. "È comprensibile che la recente forte volatilità sui mercati abbia portato a una maggiore focalizzazione sui rischi da parte degli investitori", dice ancora Aspesi, il quale ritiene che vi sia oggi un’ottima occasione per i consulenti finanziari per stare ancor più vicino ai propri clienti e per accreditarsi come partner indispensabili, anche tra chi non si è ancora avvicinato al mondo degli investimenti. I consulenti sono infatti indispensabili per supportare i risparmiatori nel correggere possibili comportamenti errati, nell’individuare specifici obiettivi finanziari e nello scegliere il miglior approccio per raggiungerli".

Di sicuro, un sentimento con cui dovranno confrontarsi i consulenti è la preoccupazione della clientela. Sette italiani su dieci (70%), infatti, ritengono che questa crisi avrà un impatto duraturo sulla loro situazione patrimoniale. All’interno della fascia di età tra 25 e 64 anni, molte persone si aspettano che la fase post Covid-19 avrà conseguenze negative a lungo termine sui loro livelli di reddito (la pensa così il 43% degli intervistati), oppure sulla performance degli investimenti (31%), sulle prospettive di carriera (30%) e sugli obiettivi finanziari (33%), come per esempio i piani pensionistici.