La pandemia di Covid-19 potrebbe colpire la fiducia delle persone nel futuro, rendendo più complicato il già arduo compito di ripristinare la salute dell’economia mondiale. L’ipotesi è stata avanzata da uno studio presentato a Jackson Hole, il simposio organizzato ogni estate dalla Federal Reserve di Kansas City, in cui si ritrovano da quarant’;anni i più importanti economisti mondiali.

L’idea che un grave choc economico possa causare danni a lungo termine non è nuova. Sin dalla Grande Depressione gli economisti hanno capito che profonde recessioni possono far cadere un’economia in una "trappola della liquidità", in cui i tassi di interesse scendono a zero e la politica monetaria fa molto fatica a dare una scossa al sistema.

Senza una potente dose di stimolo fiscale, l’economia rimane impantanata in una stagnazione. Una brutale recessione può portare anche a un aumento duraturo del tasso di disoccupazione. Le persone senza lavoro per lunghi periodi, infatti, sono così disconnesse dal mercato del lavoro che le loro capacità e la loro motivazione si deteriorano, tanto da rinunciare a trovare un lavoro anche quando l’economia si riprende. Entrambe queste cicatrici possono frenare la ripresa economica dopo la fine della pandemia.

Il nuovo lavoro di Julian Kozlowski della Fed di St. Louis, Laura Veldkamp (nella foto a destra) della Columbia e Venky Venkateswaran della New York University, suggerisce in particolare che gli episodi economici traumatici possono esercitare un freno alla crescita semplicemente alterando la fiducia delle persone nel futuro. I consumatori non solo spendono meno, ma tendono a optare per articoli di qualità inferiore o scontati. Le decisioni di investimento delle persone sono plasmate dal grado di fiducia nel futuro. La propensione al rischio è influenzata dall’esperienza e l’aggiunta di uno choc estremamente negativo – come il Covid-19 – a quel bagaglio può portare a una revisione dell’approccio agli investimenti che dura per tutta la vita, con un aumento permanente del risparmio precauzionale di massa. Gli autori hanno costruito un modello per valutare come questo effetto sulle convinzioni possa influenzare la ripresa, prevedendo che ci vorrà molto tempo per ritornare alla traiettoria di crescita precedente. Parte di questo effetto deprimente di lungo periodo può essere spiegato dalla "obsolescenza del capitale", dovuto al fatto che parte del capitale esistente non può più essere utilizzata in modo efficiente come prima. Lo spazio per uffici, ad esempio, può essere utilizzato meno intensamente, come precauzione.

Gli investitori, d’altro canto, riducono le proprie aspettative sui rendimenti futuri perché si aspettano altre pandemie. Il calo degli investimenti, a parità di condizioni, porta a una crescita più lenta. A lungo termine il Pil globale potrebbe restare fino al 4% inferiore al livello pre-crisi. Un aumento del risparmio precauzionale e una diminuzione della propensione agli investimenti deprimeranno ulteriormente i tassi di interesse, già bassissimi.

Elena Comelli