di Andrea Ropa

Cresce all’ombra delle Due Torri l’ortofrutta fresca che mangiano i soldati Usa di stanza nel Sud Europa. Grazie a Conor, società di riferimento nel settore in Italia, che recentemente ha vinto un’importante gara internazionale per la fornitura alle basi americane. Un vaccino efficace per i conti dell’azienda, messi a dura prova da pandemia e lockdown. Il settore della ristorazione, infatti, è stato fra i primi a soffrirne, fra la dura realtà dei mesi scorsi e la preoccupazione, sempre più forte per quelli a venire. Guardare avanti e aprire nuove strade, fra flessibilità e innovazione, è la strada scelta da Conor, che proprio sui pasti fuori casa ha puntato il suo percorso di crescita, arrivando a distribuire ogni giorno 3.800 quintali di prodotti, fra ortofrutta tradizionale, biologica, IV e V gamma (ovvero quella pronta per essere servita) a tutto il comparto della ristorazione collettiva, comprese scuole, mense, ospedali, forze dell’ordine.

Conor ha iniziato il 2020 forte di un trend di crescita attestatosi negli anni più recenti sul 26% del volume di prodotto distribuito, grazie anche alla domanda in aumento di biologico, Km0 e IV gamma. "Poi l’arrivo del Coronavirus ha invertito la rotta", spiega Angelo Palma (nella foto tonda), direttore generale del gruppo Agribologna, di cui fa parte Conor, la commerciale del gruppo, che conta una rete di 21 piattaforme logistiche presenti sul territorio nazionale, con una superficie complessiva di 35.000 metri quadrati, tutti refrigerati.

Con quali ordini di grandezza la pandemia ha impattato sulla ristorazione e di conseguenza sulle vostre attività?

"I mesi scorsi, in particolare quelli del lockdown, ci hanno costretto a rivedere tutta la programmazione. Basti pensare che il settore dell’Horeca – ospitalità e ristorazione – è arrivato a vedere un calo fino all’80%. Gennaio e le prime tre settimane di febbraio sono stati per noi in forte crescita, poi ci siamo trovati progressivamente a lavorare solo su sanità, strutture per anziani e non molto altro, per un 20% del nostro potenziale. La riprogrammazione e la flessibilità quotidiane sono state la nostra ancora di salvezza, per affrontare blocchi di settori, per noi cruciali come scuole e turismo".

Ma i supermercati sono rimasti aperti...

"La Gdo, con la sua crescita, è stata per noi una positiva valvola di sfogo e di adattamento a una realtà in evoluzione rapida e imprevedibile".

In questi mesi di ripartenza e di timori nuovamente in crescita, su cosa vi state concentrando?

"Stiamo potenziando i canali che hanno reso possibile flessibilità e riprogrammazione. Questo è accaduto soprattutto per i prodotti d’importazione, che vedono una unit dedicata, ad oggi in crescita sia per fatturato che per volumi. L’obiettivo è quello di svilupparla ancora e di essere sempre più presenti sui mercati esteri. Per quanto riguarda l’export, che nei mesi scorsi ha registrato una crescita del 10%, Conor porta il made in Italy di mele, prugne, kiwi, pere, uva e agrumi in tutta Europa e in molti Paesi extra-europei. Sempre sul fronte dell’internazionalizzazione, abbiamo vinto un’importante gara internazionale per la fornitura di ortofrutta fresca alle basi Usa nel Sud Europa. Abbiamo poi potenziato la nostra rete sul territorio italiano, aprendo nuove piattaforme. Capillarità e presidio del territorio sono fondamentali per noi. Si tratta di traguardi che danno ulteriore motivazione al nostro percorso".

Quale ruolo hanno le tecnologie in una realtà come Conor?

"Un ruolo determinante. Siamo arrivati a gestire circa 3.500 ordini giornalieri. Il processo di gestione degli ordini deve garantire consegne di ortofrutta per il settore ristorazione entro le 24 ore, con la possibilità di tracciare ogni fase del processo. Portare i prodotti direttamente alle cucine dei nostri clienti significa garantire efficienza logistica e rispetto delle loro esigenze, in termini di orari e modalità di trasporto. Gli ordini sono gestiti informaticamente, in ogni fase, per fornire al cliente la disponibilità immediata, in formato elettronico, di tutto quanto necessario, sia sul fronte dei prodotti che di quello amministrativo".

Cosa significa per voi l’innovazione?

"Significa anche creare linee di prodotti di importazione a marchio, come abbiamo iniziato a fare di recente, a partire dalle banane biologiche e fairtrade per le scuole. La banana è peraltro il prodotto più richiesto dalla ristorazione. Uno dei nostri obiettivi è avere sempre più prodotti brandizzati con il nostro marchio, il che sta a significare filiera di approvvigionamento cortissima, ottimizzazione dei costi, tracciabilità, garanzia di qualità certificata e la massima competitività".