di Lorenzo Frassoldati

Siamo il Belpaese della pummarola. La filiera del pomodoro da industria italiana (dai campi alle aziende conserviere che producono pelati, polpe, passate e concentrato) vale 3,2-3,5 miliardi di euro, ed è una delle più importanti per il comparto agroalimentare nazionale, con un peso importante nell’export (più di 1,5 miliardi nel 2017). Siamo il secondo produttore al mondo dopo la California e pure leader nell’export di polpe e pelati, con una quota pari al 70% di tutto il commercio mondiale (principali clienti esteri Germania, Gran Bretagna e Francia). Il 50% del pomodoro in Europa si lavora in Italia. Siamo i primi fornitori del mercato europeo. "Anche all’interno della Ue – dice Francesco Mutti presidente Centromarca e Ad Mutti Spa, tra le principali aziende italiane del ‘rosso’ – serve uno sforzo per uniformare le pratiche agricole e la tutela ambientale. Deve esserci più omogeneità nei comportamenti".

La campagna 2020 sta finendo con un certo anticipo. Gli ettari coltivati quest’anno al Nord superano i 37.000, con l’Emilia Romagna in testa con oltre 25.400 ettari; le province più ‘rosse’ sono Piacenza (10.000 ettari) e Ferrara (6800). Giovanni de Angelis, direttore Anicav (le imprese di trasformazione) fa sintesi: "Alla luce dei dati relativi agli ettari messi a coltura e all’andamento della trasformazione, il risultato finale dovrebbe portare ad una sostanziale parità di produzione nel bacino Centro Sud rispetto al 2019, mentre al Nord dovrebbe registrarsi un leggero incremento. A livello nazionale potremmo attestarci sopra i 5 milioni di tonnellate, in lieve aumento rispetto alla scorsa campagna".

Tra le novità, la passata di pomodoro "Sul Campo" del Gruppo Mutti, progetto di innovazione tecnologica che, per la prima volta, trasforma il pomodoro, appena colto, direttamente in campagna. Il ‘miracolo’ avviene grazie a InstaFactory – un impianto mobile che raggiunge e si colloca nei terreni scelti – che lavora la materia prima nel momento di perfetta maturazione. Nasce così una ‘passata premium’ in edizione limitata che porterà la ‘firma’ del suo campo di raccolta e di lavorazione.

Sostenibilità, tutela del consumatore e valorizzazione del made in Italy sono anche al centro del progetto Anicav ‘Tomato Blockchain’, che punta – spiega de Angelis – "a valorizzare la produzione del pomodoro di qualità, garantendone l’origine, la sicurezza e i valori sociali, certificando tutti i passaggi del processo di produzione e trasformazione". Il progetto, messo a punto con la Pmi innovativa EZ Lab, grazie all’impiego della tecnologia a blocchi, è stato avviato in due aziende-pilota associate ad Anicav, una al Nord, la Rodolfi Mansueto Spa, e l’altra al Centro Sud, Compagnia Mercantile d’Oltremare Srl. "L’applicazione di questa tecnologia – conclude de Angelis - favorirà la commercializzazione estera della produzione made in Italy, contribuirà alla lotta alla contraffazione e sarà utile a garantire tutta la filiera contro fenomeni di caporalato o pratiche scorrette verso l’ambiente e le comunità locali".