di Achille Perego

L’emergenza Coronavirus non solo ha causato quella sanitaria e cambiato gli stili di vita e di lavoro ma ha anche avuto un effetto sul mondo dell’economia. E anche sul rapporto tra clienti e compagnie di assicurazione e sulla loro offerta, a partire dalle polizze sanitarie e dalla digitalizzazione dei servizi. Del resto la pandemia ha portato all’interazione, non solo per quanto riguarda il settore assicurativo, con un cliente diverso, più consapevole e attento al rischio. Ma anche più prudente e preoccupato. È questa infatti l’immagine che emerge dopo mesi in cui il Covid-19 ha messo sotto pressione la tenuta sociale ed economica del Paese. Secondo il Censis sono 5 milioni gli italiani che fanno fatica a garantirsi pasti regolari e ben 7 milioni e 600mila hanno avuto un peggioramento del tenore di vita. L’impatto della crisi sanitaria però non si limita purtroppo solo a questo: in generale, grava sul Paese un clima di sfiducia che riguarda ambiti fondamentali della vita, come salute e lavoro. Guardando al prossimo anno, 6 italiani su 10 ritengono possibile la perdita del lavoro o del reddito e, di conseguenza, si dimostrano più preoccupati anche per il futuro dei propri figli.

Per rispondere a queste nuove esigenze le imprese di assicurazione hanno pensato anche a nuove soluzioni. Tra le principali compagnie italiane, Cattolica Assicurazioni (nella foto, la sede di Verona), per esempio, ha lanciato un prodotto per la casa e la persona che prevede sia una sezione dedicata alla difesa del reddito, grazie alla quale l’assicurato può far fronte a canoni di locazione, utenze e spese condominiali in caso di difficoltà, sia specifiche garanzie indennitarie per infortuni o interventi chirurgici connessi a un infortunio, malattia o parto che possono verificarsi o rendersi necessari nelle diverse fasi della vita.

Accanto alla gestione delle finanze familiari si pone il grande tema della salute, che è stabilmente al primo posto tra i timori delle famiglie italiane, preoccupate di dover fronteggiare spese per malattie gravi, proprie o dei familiari, o di essere impreparate nella gestione di possibili infortuni o incidenti. La pandemia ha aumentato notevolmente la domanda di prodotti Salute, con un incremento pari a quasi il 130% nei primi mesi dell’emergenza e si registra un forte aumento di consumatori che si dichiarano aperti all’uso della telemedicina. Una frontiera questa che, oltre ad avere inevitabilmente riflessi sulla medicina territoriale, è strettamente correlata al rischio cyber con la gestione di dati sensibili che vanno necessariamente protetti.

I rischi informatici sono sempre più al centro dell’attenzione non solo delle imprese ma anche delle famiglie che, anche alla luce dell’estensione dei collegamenti da remoto, si trovano alle prese con un utilizzo massivo della Rete. Basti pensare allo smart working e alla didattica a distanza, attività divenute abituali nella maggior parte delle famiglie italiane. È il concetto stesso di casa ad essere cambiato: da sempre investimento ‘rifugio’ per gli italiani, oggi ha assunto una forma ibrida e connessa: luogo degli affetti ma anche ufficio e aula di scuola, da proteggere e su cui attivare servizi di assistenza e home box.

Se da un lato la pandemia ha modificato comportamenti e abitudini, non ha invece intaccato la grande capacità di risparmio degli italiani, che vantano depositi per oltre 1.700 miliardi sui conti correnti. Il risparmio non finalizzato, però, è funzionale a una protezione nel breve-medio termine piuttosto che a una progettazione di lungo periodo. Una lettura confermata anche dal 3° Rapporto Aipb-Censis “Investire nel futuro dell’Italia oltre il Covid-19”, secondo il quale l’87,5% delle famiglie benestanti dichiara di voler investire in coperture assicurative per la salute, la vecchiaia e l’educazione dei figli.