Più di 2.000 studenti, il 74% stranieri. E un placement sul mercato del lavoro che è arrivato nel 2020 al 92%. Da pochi giorni poi la decisione di stanziare oltre 2 milioni di euro per borse di studio per il prossimo anno accademico, per studenti italiani, stranieri e una parte toscani. Perché al Polimoda, la scuola internazionale presieduta da Ferruccio Ferragamo, sta molto a cuore il futuro dei giovani, in particolare di quelli che la scelgono come scuola di eccellenza per le carriere della moda che non sono più solo quelle per diventare stilista o esperto di marketing ma una miriade di nuove professioni, specie quelle legate al virtuale. Danilo Venturi (nella foto tonda) da cinque anni è il direttore di Polimoda ed è molto orgoglioso di come la scuola internazionale, che ha la sede principale a Villa Favard a Firenze, con due distaccamenti prestigiosi a Scandicci e alla Manifattura Tabacchi, sia riuscita a stare vicina agli studenti anche in questi mesi di lockdown portando tutte le attività on line.

Direttore Venturi, un bilancio di questi anni a Polimoda?

"È positivo, sono molto contento. In questi ultimi anni la scuola è raddoppiata a livello di studenti e di fatturato (circa 23 milioni di euro, ndr), abbiamo varato tanti corsi in più e riusciamo a coprire tutte le figure professionali".

E poi ci sono tante prestigiose collaborazioni?

"Certo, questo è il lato intangibile di Polimoda. Noi organizziamo eventi internazionali, ospitiamo personalità di grande rilievo e ci confrontiamo con loro, collaboriamo con grandi brand della moda come Lvmh per la pelletteria, Gucci per il retail, Richemont per il luxury, Valentino per le borse, Salvatore Ferragamo per le calzature, Missoni per la maglieria. Per tre anni tutti questi brand offrono insegnanti per i nostri corsi".

Ci sono stati molti riconoscimenti?

"Sì, l’ultimo arriva da BOF che ha certificato che siamo la quinta scuola di moda al mondo e la prima in Italia. Merito anche dell’eco delle nostre sfilate di fine corso che sono molto più di uno show ma proprio un evento costruito e curato da docenti e studenti come un defilè di un grande marchio. I nostri corsi stanno sviluppando nuove figure professionali come product developer, social media manager, merchandiser e fashion designer anche per calzature e borse".

Qual è l’ultima sfida di Polimoda?

"Quella di digitalizzare la scuola in tempi molto rapidi come è successo in questi ultimi due mesi. Addirittura in solo due settimane. Ci siamo accorti che non è stato difficile, avevamo già digitalizzato molto. Siamo abituati ad usare il digitale perché molti dei nostri professori sono stranieri e colloquiano via Intenet su piattaforma digitalizzata. Negli ultimi giorni abbiamo fatto più di 1.000 ore di docenza on line la settimana. Sono rimasti fermi solo i laboratori, ma è normale. Abbiamo fatto anche l’open day on line ed è stato un successo. Come pure il primo Business Links on line con 3 giorni di incontri tra aziende di fama e diplomandi per un totale di 1.500 colloqui organizzati in vista della ripartenza".

Cosa si deve fare ora per la ripresa?

"Io penso che ci debba essere un cambio di paradigma, che si debba guardare all’economia italiana e toscana. E puntare sui talenti cercando di portarli dal mondo in Italia. Per questo bisogna aprire palazzi storici per farci delle attività, respirare l’arte e puntare sulle sue connessioni. Il nostro humus è fatto di bellezza artistica, musica, cinema, tecnologia, di tradizione e contemporaneità. Firenze deve puntare anche attraverso il nostro lavoro come scuola internazionale a realizzare una industria creativa, ripopolando il centro storico anche con le sedi di grandi brand e aprendo le sue più belle residenze alla conoscenza per i più giovani".