Mario Baldassarri, ex viceministro all'Economia (Ansa)
Mario Baldassarri, ex viceministro all'Economia (Ansa)

Roma, 30 aprile 2021 - "Il piano nazionale di Ripresa e Resilienza è davvero un grosso volume. Nelle parole e nelle cifre. L’ultima versione del Piano di Mario Draghi ha raggiunto 344 pagine e aumentato di trenta miliardi italiani gli investimenti previsti dall’Europa. Draghi ha fatto bene a mettere sul piatto la sua credibilità internazionale. Le riforme camminano sempre sulle gambe degli uomini". Il professor Mario Baldassarri, ex viceministro ai tempi del governo Berlusconi, è un economista come Mario Draghi. Ha valutato nel suo Centro Studi Economia Reale il piano firmato dal suo collega.

Recovery plan: il cdm approva Pnrr e fondo extra da 30 miliardi

Il premier la convince?

"Se mette sul piatto se stesso e si gioca tutto sulle riforme direi di si. Vedremo quale sarà l’effetto concreto. Di certo posso dire che l’assenza di una riforma fiscale per me pesa particolarmente in maniera negativa sull’obiettivo finale".

Del Piano nazionale di Ripresa cosa pensa?

"Nello schema c’è un piano preciso e analitico, ma in alcune parti le indicazioni sono molto succinte".

Basta la parola d’onore del premier?

"Questo tipo di piano economico non poggia sui pezzi di carta, ma cammina con le gambe degli uomini che si impegnano a realizzarlo. E’ difficile entrare nei dettagli degli investimenti, dei piani e soprattutto delle riforme".

Ci faccia un esempio

"La riforma della giustizia ad esempio indica con chiarezza gli obiettivi da raggiungere. E’ più labile il come ed i mezzi da utilizzare. Si fa riferimento a chiarire il ruolo del pubblico ministero e dei magistrati giudicanti. Ma non si dice, ad esempio, qual è la via maestra, almeno quella che io ritengo tale: la separazione delle carriere. Si dice che il Consiglio superiore della Magistratura va riformato per evitare gli scandali e le degenerazioni correntizie emerse con la punta dell’iceberg del caso Palamara. Ma non si indica il come farlo".

Ci sono riforme di contesto e riforme di accompagnamento.

"Le riforme in orizzontale investono tutti i settori; le altre, in verticale, indicano specifici settori. Un esempio: la riforma della concorrenza vale per tutto. Ma ci sono riforme della concorrenza da affrontare assolutamente in alcuni settori. Vuole mettere l’importanza di energia elettrica e gas? La concorrenza in questi settori comporterebbe sicuramente benefici a favore degli utenti. Poi dobbiamo pur sempre far arrivare gas e altre fonti di energia da fuori dello Stivale".

Si parla della famosa riforma delle professioni.

"Qui vogliono eliminare l’esame di Stato: è una riforma portante ma non deflagrante. C’è solo la volontà dei professionisti di frenare la concorrenza nei rispettivi settori".

Al di là delle cifre assolute quali sono i valori del Piano e delle riforme?

"I risultati sul piano economico di riforme strutturali così importanti e profonde possono essere e solo enunciati. Il mio Centro Studi Economia Reale ha ipotizzato con i fondi europei un impatto economico significativo una tantum per gli anni 2022 e 2023. Il rilancio economico avrà un effetto fino al 2028. Le riforme, se fatte bene, possono influire complessivamente sull’ uno per cento del Pil. La ripresa del 3,5% ipotizzata dal governo nel prossimo biennio potrà continuare fino al 2028 con un incremento dell’uno per cento annuo in presenza di riforme realmente applicate".

Il premier Mario Draghi ha quindi molta fiducia nei risultati.

"Nel documento Pnrr c’è un capitolo finale macroeconomico: il primo modello è della Commissione Europea per valutare l’effetto di risorse utilizzate presto e bene sul modello economico. Il secondo modello di vecchio tipo, con il quale il governo fa la valutazione territoriale e dei singoli settori va ben oltre la stima prudenziale del nostro Centro Studi dello 0,5% in più annuo con la spinta degli investimenti europei. Poi ci sarà l’effetto delle riforme".