13 gen 2022

Plastica monouso: scatta il divieto. Quali sono i prodotti banditi

Multe per le aziende che sgarrano. Gli ecologisti festeggiano, l’industria del settore ripete: gli inquinatori non siamo noi

rita bartolomei
Economia
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Rifiuti a base di plastica

Roma, 12 gennaio 2022 - Plastica monouso al bando: dopo tanti rinvii, domani 14 gennaio scatta il nuovo corso europeo. Scadono infatti i 45 giorni dalla pubblicazione del decreto che recepisce la direttiva Sup 904/2019  (Single use plastics). L’obiettivo: limitare l’inquinamento e la dispersione nell’ambiente. E il mondo si divide in due. Gli ecologisti festeggiano; l’industria del settore ripete: gli inquinatori non siamo noi. Nel mezzo una certezza: multe da 2.500 a 25mila euro per chi sgarra. Con una chiosa: “La direttiva prevede lo smaltimento delle scorte acquistate entro il 14 gennaio – spiega Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente –. Naturalmente il rivenditore deve dimostrare la data dell’ordine”.

Le sanzioni

Chiarisce l’articolo 14 del decreto: “Salvo che il fatto costituisca reato, l’immissione sul mercato o la messa a disposizione di prodotti in violazione di quanto disposto all’articolo 5, comma 1 è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 euro a 25.000 euro. La medesima sanzione si applica nei casi di immissione sul mercato o di messa a disposizione di prodotti che presentano caratteristiche difformi da quelle indicate dall’articolo 6, comma 1 o privi dei requisiti di marcatura di cui all’articolo 7, commi 1 e 2. La sanzione è aumentata fino al doppio del massimo in caso di immissione di un quantitativo di prodotti del valore superiore al 10 per cento del fatturato del trasgressore”. 

Gli oggetti vietati

Dunque sono messi al bando i prodotti in plastica monouso come piatti, bicchieri, cannucce, cotton fioc, bastoncini per i palloncini, miscelatori di cocktail, alcuni attrezzi da pesca e contenitori in plastica per alimenti. “Possibile invece – ricorda Minutolo – vendere prodotti a marchio biodegradabile e compostabile”.

Il mercato, fa notare, non arriva impreparato a questa scadenza. "La direttiva è stata approvata il 3 luglio, da quel momento il mondo industriale si è convertito”. La ratio del provvedimento, rammenta Minutolo, “è quella di evitare la dispersione nei fiumi e nei mari. Ricordiamocelo, il cotton fioc in plastica  buttato nel water non si degrada. Ma l’Italia su questo è stata un precursore, da anni ormai quei bastoncini erano vietati, in commercio si trovano quelli prodotti in cartone”. 

L’industria 


Libero Cantarella, direttore della Federazione Gomma Plastica di Confindustria, premette i numeri italiani del settore Sup, “un miliardo di euro di fatturato, 30 aziende, 3mila dipendenti”. E ora? “Dipenderà da quanto le imprese saranno brave a cambiare pelle – prevede –. Qualcuno lo sta già facendo, lavorando anche materiali più sostenibili. I cui impatti negativi, però, restano tutti da capire. Esistono studi scientifici, ingegneristici, che danno la misura di quanto un prodotto impatti sull’ambiente. Se sono analisi serie, devono tenere conto di venti indicatori, non solo di quelli che fanno più comodo. Per arrivare a definire una sostenibilità vera, non quella presunta”.

Plastic tax

Guardando avanti: è stata invece rimandata al 2023 la contestata plastic tax. “Una tassa ingiusta -  la definisce Cantarella -. La demonizzazione  non tiene conto di tutti gli aspetti vantaggiosi. E dire che la pandemia dovrebbe essere un esempio lampante di come ancora la plastica serva".

Ma il nuovo mondo sarà senza? “Lo escludo decisamente – non ha dubbi il direttore –. L’opzione non è possibile. E vorrei dire che tengo all’ambiente come quelli che parlano male della plastica. Chiedo: come ci portiamo a casa i prodotti del supermercato? Sento parlare di canapa, di cera d’api... Si dovrebbe invece discutere razionalmente di prodotti che possono avere uno sviluppo su scala industriale. Senza dimenticare che siamo primi in Europa per il settore plastica, secondi per quella monouso”. Un ambientalista potrebbe obiettarle: forse il problema è proprio questo... “Rispondo così: dobbiamo lavorare di più sul recupero e sul riciclo dei materiali. La dispersione dei rifiuti in Italia non è come viene raccontata. Siamo demoninizzati ma il Conai raccoglie il 97% degli imballaggi messi a consumo”.

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