di Elena Comelli Forte accelerazione agli investimenti e alla spesa in manutenzione, nuove assunzioni, spinta all’innovazione tecnologica e alla sostenibilità. Ruota intorno a questi cardini il nuovo Piano industriale 2020-24 di Autostrade per l’Italia. Un piano da oltre 21 miliardi di euro (se si estende l’orizzonte al 2038) che costruisce una "nuova visione" della società, destinata a trasformarsi da concessionaria a "operatore integrato di mobilità", spiega l’ad Roberto Tomasi, che annuncia passi avanti sul piano economico finanziario, ma avverte anche che...

di Elena Comelli

Forte accelerazione agli investimenti e alla spesa in manutenzione, nuove assunzioni, spinta all’innovazione tecnologica e alla sostenibilità. Ruota intorno a questi cardini il nuovo Piano industriale 2020-24 di Autostrade per l’Italia. Un piano da oltre 21 miliardi di euro (se si estende l’orizzonte al 2038) che costruisce una "nuova visione" della società, destinata a trasformarsi da concessionaria a "operatore integrato di mobilità", spiega l’ad Roberto Tomasi, che annuncia passi avanti sul piano economico finanziario, ma avverte anche che eventuali ritardi metterebbero a rischio 7 miliardi di interventi.

Nel nuovo business plan, gli investimenti in nuove opere e per l’upgrade di asset esistenti aumentano del 110% a 6,1 miliardi (dai 2,9 miliardi del Piano 2015-19) e le spese di manutenzione salgono del 60% a 2,5 miliardi. Considerando l’orizzonte della concessione, il 2038, il piano ammonta a 21,5 miliardi, di cui 14,5 miliardi di investimenti e 7 di manutenzioni, che consentiranno di prolungare al 2080 la condizione ottimale delle opere. E di generare 7-10mila nuovi posti di lavoro nel Paese. Nuove posizioni si aprono anche nella società, con un piano di 2.900 assunzioni entro il 2024.

"Non abbiamo intenzione di licenziare nessuno e andremo a gestire questa trasformazione", ha assicurato Tomasi. Nella nuova Aspi si punta sull’innovazione tecnologica, per trasformare la rete autostradale in una smart road coi primi servizi attivi a metà 2021, e sulla sostenibilità, con l’installazione di stazioni di ricarica elettrica su tutta la rete (si parte con le prime due stazioni a febbraio a Roma e Modena e ci sono già 134 richieste di autorizzazione).

L’obiettivo è dotare la società di "competenze per coprire il ciclo di vita dell’infrastruttura", spiega Tomasi, annunciando un nuovo assetto societario con quattro nuove controllate (Tecne, Autostrade Tech, Pavimental e Free To Xperience). Resta però un elemento di incertezza legato al lungo iter approvativo del piano. Il processo richiede 3-6 mesi, ma Tomasi è fiducioso che si possa chiudere con l’invio al Cipe "nelle prossime settimane". Un ritardo "potrebbe comportare un leggero slittamento degli investimenti": a rischio ci sono circa 7 miliardi di progetti esecutivi già depositati al ministero, per opere che vanno dalla Gronda di Genova al passante di Bologna.

Infine c’è il nodo dell’assetto azionario, con le trattative in corso tra Atlantia (che in Borsa ha chiuso a -1,99% a 13,27 euro) e Cdp, su cui ha fatto ieri il punto il cda della holding. Una questione che riguarda l’azionista, si smarca Tomasi, che ci tiene però a sottolineare lo sforzo fatto da Aspi nel "mantenere la barra dritta". Atlantia ora si aspetta l’offerta vincolante entro il 31 gennaio, ma considerati anche i tempi stretti, sembra sempre più probabile che si vada verso un nuovo slittamento.