Trump ferma il petrolio dall'Iran, vola il prezzo del barile (Ansa)
Trump ferma il petrolio dall'Iran, vola il prezzo del barile (Ansa)

Milano, 24 aprile 2019 - La decisione dell’amministrazione americana guidata da Donald Trump di bloccare l’import di petrolio iraniano, annunciando che il 2 maggio non rinnoverà le esenzioni di 180 giorni concesse ad otto Paesi, tra i quali l’Italia, ha fatto schizzare in alto il valore del barile, che ha superato i 66 dollari, il massimo degli ultimi sei mesi. Un aumento che si farà sentire nel quotidiano: lo sa anche il premier Conte che, infatti, ha telefonato al presidente americano. Coldiretti ha provato a fare i conti, calcolando l’effetto-valanga dell’aumento della benzina sui beni di prima necessità: la logistica incide per il 30-35% sul costo finale di frutta e verdura e ogni pasto che mangiamo ‘viaggi’ in media per 2.000 chilometri complessivi. Il carrello della spesa, dunque, rischia di farsi più pesante.

Davide Tabarelli, presidente Nomisma EnergiaL’affondo di Donald Trump contro l’Iran avrà notevoli conseguenze anche per i consumatori italiani. Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, prevede un rincaro dei prezzi alla pompa di almeno 2-3 centesimi nei prossimi giorni, alla scadenza delle esenzioni sull’import del petrolio dall’Iran.

La mossa di Trump arriva in un mercato già teso...

«Siamo già in presenza di un calo molto marcato dell’offerta sul mercato del petrolio. La produzione Opec è ai minimi da due anni, in conseguenza dell’accordo in vigore da gennaio. A questo si aggiungono gli scontri in Libia e le tensioni in Venezuela e Nigeria. Ecco perché già oggi benzina e gasolio costano 10 centesimi in più rispetto all’inizio di gennaio. Siamo comunque distanti dai picchi di qualche anno fa: non dimentichiamo che all’inizio del 2012 i carburanti costavano 20 centesimi in più rispetto ad oggi».

Continueranno a salire?

«In base alle nostre previsioni, da qui all’estate il Brent salirà di altri dieci dollari, dai 75 attuali a 85 dollari al barile. In pratica si tornerà ai livelli dello scorso ottobre. Benzina e gasolio saliranno di conseguenza. Ma le ricadute saranno anche più generali: saliranno i prezzi al dettaglio di tutte le merci e questo darà una spinta all’inflazione».

Ci saranno conseguenze anche sulle bollette?

«Il primo luglio arriverà certamente un rialzo. Già oggi il prezzo dell’elettricità è salito in Borsa a 60 euro a megawattora, contro i 55 euro di marzo».

Questa mossa di Trump può riuscire a portare fuori mercato tutta la produzione iraniana?

«A quarant’anni esatti dalla rivoluzione iraniana, Teheran resta sempre la bestia nera degli americani. In teoria, l’Iran senza le sanzioni potrebbe arrivare alla produzione che aveva nel ‘79, prima della rivoluzione, quando era a 6,5 milioni di barili al giorno e lo Scià puntava a 10 milioni di barili. Oggi invece, per colpa delle sanzioni, l’Iran produce 2 milioni e mezzo di barili al giorno, che sono destinati a scendere sotto i 2 milioni di barili, con l’export a meno di 1 milione. Nel frattempo la popolazione iraniana è raddoppiata, da 40 a 80 milioni di persone, con schiere di giovani in cerca di un’occupazione. E’ una tragedia per questo grande Paese e per il mondo petrolifero».

Quale sarà l’economia più danneggiata?

«Per l’economia cinese sono molto importanti i volumi che verranno a mancare, come si è visto dalle reazioni negative, a cominciare da quella del presidente Xi Jinping, che ha condannato fermamente il divieto di import, annunciando di opporsi alle sanzioni unilaterali. Probabilmente i cinesi riusciranno a trovare qualche scappatoia, ma non sarà facile neanche per loro».

Ci sono altri produttori in grado di rimpiazzare la produzione iraniana?

«Gli unici che avrebbero la capacità produttiva per rimpiazzare i tagli alla produzione iraniana sono i sauditi, ma probabilmente resteranno fermi per un bel po’ prima d’intervenire. La produzione non convenzionale americana continua a crescere, ma non è chiaro quanto potrà durare. Negli ultimi giorni c’è stato qualche segnale di un prossimo rallentamento e anche questo potrebbe contribuire a far lievitare il prezzo del barile».