"C’è stato un notevole incremento dei costi, soprattutto logistici. Il periodo è complesso, ma noi continuiamo a investire in tecnologia e formazione". Pietro Basciano guida il gruppo Quay, la holding alla quale fa capo Lighthouse, società specializzata nei servizi in ambito marino e nella esplorazione e ingegneria subacquea. Siamo nel mondo dell’oil and gas. Un settore strategico.

La società ha il quartier generale a Zola Predosa, nel Bolognese, ma la vocazione internazionale la si capisce già dalle sedi sparse per il monddo, dal Mediterraneo alla zona del Mar Caspio. "Lo scenario attuale – osserva il Ceo – richiede un’adeguata capacità di affrontare nuovi problemi e trovare le migliori soluzioni".

Basciano, quali difficoltà sta ponendo l’emergenza sanitaria?

"Di tipo logistico e organizzativo innanzitutto. Un esempio concreto riguarda ciò che abbiamo dovuto fare per consentire il rientro a casa di un gruppo di tecnici russi, che avevano terminato il loro periodo di lavoro su una nave in acque libiche per attività esplorative. A causa dell’impossibilità di andare a Malta per la chiusura dell’aeroporto, siamo stati costretti a far sbarcare i tecnici al largo di Lampedusa: con un gommone hanno raggiunto l’isola, per prendere un aereo che li ha condotti a Roma; successivamente, con un altro volo, sono arrivati in Finlandia e da lì, per evitare contatti con altre persone, si sono mossi in bicicletta per varcare la frontiera con la Russia".

Non c’erano altre strade percorribili?

"No, l’unico confine libero era quello con la Finlandia. L’ambasciata russa ci ha supportati, il viaggio è durato complessivamente due giorni ed è stato effettuato in totale sicurezza. Si tratta di persone impegnate su una nave in offshore da oltre sessanta giorni, quindi di fatto reduci da una lunga quarantena. Negli aerei hanno indossato tute, mascherine, guanti e occhiali per proteggere loro e gli altri".

Come vi siete adattati al nuovo scenario?

"I turni a bordo nave sono di sei-otto settimane, poi c’è ricambio di personale. La chiusura degli aeroporti ha creato difficoltà, l’impegno per garantire la sicurezza sia in entrata che in uscita dalle navi è massimo. In alcuni casi la soluzione è stata individuata nel prolungamento del periodo di permanenza a bordo, ma non sempre è possibile: per questo abbiamo chiesto a coloro che dovevano arrivare di mettersi in quarantena a casa in attesa di partire, seguendo tutte le disposizioni previste in tema di prevenzione. Allo stesso modo chi è tornato a casa, reduce da sessanta giorni su una nave, ha potuto farlo in sicurezza".

Intanto i costi lievitano...

"Soprattutto quelli logistici, l’episodio che riguarda il personale russo è significativo in tal senso. Come lo ciò che è accaduto ad Abu Dhabi: 17 tecnici sono stati costretti a restare due settimane in hotel, a carico dell’azienda, a causa della chiusura dell’aeroporto".

Ci sono stati anche rallentamenti dell’attività?

"Non è un periodo semplice per chi lavora nell’oil & gas. Ci sono casi in cui è stato il cliente a sospendere l’attività, a causa di problemi logistici, in altri il blocco arriva dai Paesi: un esempio è la Tunisia, che ha chiuso le frontiere e bloccato i permessi. Laddove ci è permesso di lavorare, garantiamo la massima sicurezza".

È il momento più difficile che ha affrontato da imprenditore?

"Il più difficile da trent’anni a questa parte".

Quando si vedrà la luce in fondo al tunnel?

"Spero da giugno. Stiamo continuando a portare avanti gli investimenti in tecnologia e formazione, non possiamo fermarci anche perché c’è la concorrenza dei competitor stranieri di cui tener conto".

Le azioni del governo italiano a supporto delle aziende convincono?

"Credo serva più coraggio. La soluzione non può essere un maggiore indebitamento per le imprese".