Il sistema italiano della pesca e acquacoltura attende un sostegno concreto dall’Europa perché il blocco imposto dal Coronavirus mette a rischio il futuro di un comparto strategico per l’agrifood e la dieta degli italiani.

L’Europa ha promesso alla nostra ministra Teresa Bellanova "sostegno ai pescatori per l’arresto temporaneo delle attività di pesca; sostegno agli acquacoltori per la sospensione o la riduzione della produzione; sostegno alle organizzazioni di produttori (OP)per lo stoccaggio temporaneo dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura; riassegnazione più flessibile delle risorse finanziarie nell’ambito del programma operativo di ciascuno Stato membro; procedura semplificata per la modifica dei programmi operativi delle OP".

In attesa dei passaggi decisivi in Consiglio e Parlamento europei, il comparto fa i conti con una crisi senza precedenti. Il lockdown di bar, ristoranti, pub e alberghi ha bloccato anche la flotta peschereccia italiana mettendo a rischio il futuro di 12mila aziende e 28mila lavoratori (fonte Coldiretti Impresapesca). In tempi normali, con l’arrivo della bella stagione, i consumi di pesce aumentano a ritmi esponenziali e i prodotti dell’acquacoltura vengono in soccorso. "Per meglio rispondere alle esigenze dei consumatori – sottolinea Pier Antonio Salvador, presidente dell’Associazione Piscicoltori Italiani (API-Confagricoltura) – in questi anni è aumentata la produzione nazionale dell’orata, specie molto richiesta – attorno alle 10.000 tonnellate prodotte nel 2018, –, anche se il pesce più allevato in Italia resta la trota (con 35.100 tonnellate prodotte nel 2017)".

Solo la trota vale 120 milioni di euro, a seguire l’orata (75 milioni) e la spigola (59 milioni). In totale l’acquacoltura italiana nel 2018 ha generato un valore all’origine (Plv) di poco superiore ai 300 milioni di euro per 62.300 tonnellate di prodotto. Le imprese di allevamento sono oltre 800 per 15.000 addetti. Resta il problema di una fortissima dipendenza dall’estero: importiamo più dell’82% dei prodotti ittici che consumiamo.

Così l’Europa, che consuma 5,5 milioni di tonnellate di pesce ogni anno, ma ne produce appena 1,2. "C’è qualcosa che non quadra – continua Salvador –. È quantomeno singolare che con quasi 7.500 chilometri di coste la piscicoltura italiana sconti ancora una burocrazia asfissiante e procedure lunghissime per ottenere licenze. L’Italia ha tutto il necessario per fare acquacoltura ovunque, in acqua dolce, salmastra e marina". Abbiamo alcune eccellenze, come la leadership europea nella produzione di caviale: oltre un quinto della produzione internazionale del caviale da allevamento esce dalle aziende della sola Lombardia (25 tonnellate su 120 totali)."Abbiamo tutte le carte in regola per crescere ancora e pochi Paesi – insiste il direttore API, Andrea Fabris – possono competere con la severità delle nostre leggi e con la serietà dei controlli, che rendono il prodotto allevato in Italia sempre tracciato dall’uovo al piatto".